DM_il dentista moderno_Malattia parodontale e condizioni sistemiche

La perio-medicine è quella disciplina volta a indagare le possibili correlazioni tra la malattia parodontale e alcune fra le patologie sistemiche di maggiore impatto clinico e socioeconomico. Essa rappresenta uno degli ambiti di ricerca fra i più stimolanti in ambito odontoiatrico. Tra le condizioni di maggiore interesse si ritrovano aterosclerosi e relative sequele cardio e cerebrovascolari, diabete mellito, artrite reumatoide e pneumopatie, oltre alle problematiche della gravidanza, parto pretermine in particolare.

Oltre a suffragare le evidenze riguardo quanto detto, la presente trattazione si domanda se e in quale misura la prima linea terapeutica della malattia parodontale, ovvero l’approccio non chirurgico – scaling e root planing – possa risultare utile nel controllo di tali patologie nel soggetto parodontopatico.

Una review appena pubblicata (settembre 2018) da Sabharwal e colleghi su Periodontology 2000 fornisce un aggiornamento delle evidenze riguardo alla tematica in oggetto.

Gli Autori fanno riferimento ai risultati di trial clinici randomizzati successivi al 2010 che si fossero espressimi quantomeno su di un outcome sistemico.

Per quanto riguarda il periodo gestazionale, le evidenze si limitano ad assicurare la sicurezza e l’efficacia della terapia non chirurgica, senza confermare il possibile effetto preventivo sulle complicanze della gravidanza stessa. Per quanto non conclusive riguardo la tematica in esame, le indicazioni risultano comunque utili dal punto di vista clinico, dato che si fa riferimento comunque a una terapia elettiva.

Allo stesso modo, gli Autori non hanno ritrovato risultati esaustivi per quanto riguarda gli effetti della terapia parodontale su patologia aterosclerotica (e relative complicanze) e artrite reumatoide, le quali sono state pertanto escluse dalle conclusioni della review, come anche malattia di Alzheimer, malattia renale cronica (CKD) e patologia oncologica.

Per quanto riguarda la malattia diabetica, invece, viene riportato un miglioramento, pur modesto, nel compenso glicemico nei pazienti parodontali (trattati) affetti da diabete di tipo II.

Particolarmente interessanti paiono le indicazioni di ambito pneumologico: rimozione meccanica e controllo chimico del biofilm batterico andrebbero infatti a contribuire alla prevenzione delle infezioni respiratorie. Si fa riferimento in modo particolare ai quadri maggiormente insidiosi, cioè alle infezioni che insorgono nel paziente affetto da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e alle polmoniti extraospedaliere (community-acquired pneumonia, CAP) in ambiente comunque protetto (ad esempio case di riposo) e, soprattutto, a quelle ospedaliere (hospital-acquired pneumonia, HAP).

In ultima analisi, le prospettive sono quelle di un’espansione delle evidenze, anche ad ambiti specialistici nuovi rispetto a quanto considerato finora. Ne è un esempio la revisione sistematica Cochrane di Ren e colleghi (2016), la quale ha stabilito come la terapia parodontale sia in grado di ottimizzare l’eradicazione e la prevenzione di recidiva dell’infezione da Helicobacter pylori, principale agente responsabile della gastrite cronica.

Riferimenti bibliografici

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/prd.12226

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26852297

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