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La tonalità di colore presente in uno spazio è una forma di comunicazione non verbale importante; infatti, due ambienti identici ma con colorazioni differenti non possono che trasmettere sensazioni diverse

Nella progettazione di un ambulatorio o di un poliambulatorio, un uso corretto del colore può essere sicuramente un valido espediente per rendere più piacevole la permanenza dei pazienti in ambienti dove di per sé si possono vivere stati di lieve agitazione. Numerosi studi, infatti, confermano che i colori presenti negli ambienti in cui viviamo influiscono sul nostro modo di sentire e di percepire la realtà. Già a suo tempo, W. Goethe affermava: “I colori agiscono sull’anima suscitando sensazioni, risvegliando emozioni e pensieri che ci distendono o ci agitano, che provocano gioia o tristezza”. Inoltre, è indubbio che il colore, se usato con maestria, può ravvivare un ambiente ordinario e spento trasformandolo in un luogo caldo e accogliente. Inoltre, la tinta può cambiare la prospettiva di una stanza: un colore scuro la renderà apparentemente più piccola, uno chiaro più spaziosa. Una parete di colore diverso crea un punto focale, allontana o avvicina; toni troppo accessi o miscugli azzardati potrebbero non corrispondere alle aspettative, mentre l’assenza di colore potrebbe rendere un locale freddo e privo di personalità. Colore e luce non possono però prescindere l’uno dall’altro: scegliere il bianco candido in un ambiente con poca luce naturale non può che essere opportuno; al contrario, se sono presenti ampie e ben esposte finestre il bianco potrebbe risultare addirittura abbagliante.

Il bianco, definito con il nero un colore neutro, non è più da tempo dominante all’interno del settore sanitario pubblico e privato. I miei committente sempre più spesso sembrano preferire proposte progettuali in cui i colori risultano essere slegati da quelli che di norma siamo soliti associare all’attività sanitaria. Al di là della moda del momento, la scelta della gradazione di colore è indiscutibilmente una questione soggettiva. Fra i miei clienti c’è chi, senza ripensamenti, desidera che tutto sia di un bianco candido, dal pavimento alle porte e alle pareti e tutto rigorosamente dello stesso tono. C’è chi invece ricerca colori pastello e altri che, senza timori, desiderano circondarsi di tinte esuberanti e vivaci. C’è poi chi nel corso del tempo ha cambiato idea e dopo aver allestito un primo ambulatorio con colori neutri ne ha realizzato un secondo, magari 15-20 anni dopo, preferendo circondarsi di tonalità vivaci.

Un caso pratico Vediamo l’esempio di un intervento presso un ambulatorio mono-specialistico odontoiatrico, costituito da due unità operative, situato nell’hinterland milanese, in attività da circa vent’anni. L’opportunità di annettere un piccolo appartamento costituito da due locali e un bagno è stata l’occasione per adeguare uno studio riclassificato in una AOM (attività odontoiatrica mono-specialistica). I nuovi locali non sono stati adibiti ad attività clinica, ma destinati a un ufficio privato e a un salotto dove il paziente può riprendersi dopo essersi assoggettato a un intervento, magari impegnativo.

Tutta la zona extra clinica – ingresso, reception, attesa, bagno pazienti, salotto, ufficio privato – è stata oggetto di ristrutturazione. Come le foto illustrano, particolare attenzione è stata riposta alla scelta dei colori e all’armonizzazione degli stessi. Lo studio del colore e la sua applicazione è solo uno degli elementi che garantisce un buon risultato; in questo caso è però indubbio che l’utilizzo delle diverse tonalità ha fatto sì che ci allontanassimo dalla classica immagine ambulatoriale. Allo stesso tempo ha permesso di ottenere un ambiente che fosse in primis rassicurante e sereno per i pazienti che vi devono accedere e anche piacevole per coloro che quotidianamente vi operano.

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