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Errori in odontoiatria

Per scongiurare gli errori in odontoiatria (diagnostici, terapeutici o comportamentali), tema di cui ci stiamo occupando nelle pagine de Il Dentista Moderno, l’odontoiatra dovrebbe affidarsi al sapere pratico e teorico, alla letteratura scientifica, ma non solo. “Per stare lontani dalla malpractice odontoiatrica, bisogna ritornare a considerare il paziente una persona da curare, non un cliente”, dice Domenico Massironi, medico chirurgo, specialista in odontostomatologia, pioniere sin dal 1988 nell’utilizzo del microscopio operatorio nell’ambito della protesi estetica e autore di diversi libri dedicati alla precisione e all’estetica dentale.

Domenico Massironi, medico chirurgo, specialista in odontostomatologia, pioniere sin dal 1988 nell’utilizzo del microscopio operatorio nell’ambito della protesi estetica e autore di diversi libri dedicati alla precisione e all’estetica dentale.
Domenico Massironi, medico chirurgo, specialista in odontostomatologia, pioniere sin dal 1988 nell’utilizzo del microscopio operatorio nell’ambito della protesi estetica e autore di diversi libri dedicati alla precisione e all’estetica dentale. “Nel mio lavoro, metto sempre il paziente al primo posto, dando molto peso alla diagnosi”, dice, “un modo per scongiurare gli errori in odontoiatria”.

“Oggi, invece, sovente, in Italia, ma anche all’estero”, denuncia Massironi che tiene corsi e conferenze in tutto il mondo e che dunque conosce molto bene anche la realtà professionale oltreconfine, “l’odontoiatra tende a guardare al paziente con gli occhi di chi conta di poter ottenere qualcosa, anziché di chi vuole solo curarlo. Per questo non è raro imbattersi in pazienti che sono stati sottoposti a esami diagnostici inutili e costosi, oppure privi di una diagnosi corretta e dunque di alternative terapeutiche che invece dovrebbero essere sempre prospettate al paziente: sono questi gli errori in odontoiatria più frequenti secondo la mia esperienza”.

La diagnosi prima di tutto

Senza un’adeguata indagine endodontica e parodontale, per esempio, fa notare Massironi, non è possibile suggerire alcun trattamento terapeutico ed esser certi di non cadere in errore. “Per non parlare delle scelte terapeutiche che privilegiano l’implantologia anziché, quando possibile”, dice Massironi, “la cura degli elementi naturali”. E se l’opzione terapeutica non è dettata dalla clinica, ma dalla convenienza economica del trattamento a favore dell’odontoiatra, ecco che allora il pensiero corre verso l’etica. “Noto la tendenza a prediligere riabilitazioni complete e full-arch senza ragioni e motivazioni cliniche“, dice Massironi, “oppure terapie con finalità estetiche che si sarebbero potute ottenere con un semplice sbiancamento domiciliare: che cos’è questa se non mancanza di etica professionale?”.

L’odontoiatra deve tornare a fare il medico, dice il noto professionista, riscoprendo il significato autentico della diagnosi, che poi non è altro che il risultato della prima visita e degli esami clinici e diagnostici necessari ad inquadrare il paziente. “La diagnosi è la parte predominante del nostro lavoro“, dice Massironi, “senza una diagnosi corretta non è possibile impostare la terapia, né, tanto meno, fare una prognosi”.

“Daughter test” e Kant per scongiurare gli errori in odontoiatria

È sempre l’etica professionale, oltre che il buonsenso e la prudenza a suggerire all’odontoiatra la necessità di prospettare al paziente diverse alternative terapeutiche, senza però mai piegarsi alle logiche del mercato. “Il problema è che oggi il paziente, da un trattamento”, dice Massironi, “vuole qualità, prezzi bassi e velocità di esecuzione: elementi che però è difficile tenere insieme. Sta a noi professionisti mostrare al paziente la strada migliore, affidandoci alle nostre competenze e in ultima istanza all’etica: un modo per mettersi alla prova è sottoporsi al “daughter test”“. Se l’odontoiatra trattasse i propri pazienti come tratterebbe le persone a lui più care, il problema non si presenterebbe, fa notare Massironi, ed è questo il modo più corretto per impostare una terapia, senza piegarsi agli interessi personali, ma neppure assecondando le richieste del paziente solo perché convenienti alla buona gestione dello studio.

“Quante volte mi è capitato di mandar via una persona, perché non me la sono sentita di eseguire un trattamento che non mi convinceva”, dice Massironi che ama anche ricordare l’origine dell’etica come riflessione sul comportamento pratico dell’uomo posto di fronte al bene e al male. Una riflessione nata con Socrate, Platone e Aristotele e poi giunta alla sua massima espressione nell’Illuminismo e in particolare con Immanuel Kant. “Fu lui che tentò di definire i presupposti razionali dell’agire morale dell’uomo”, ricorda Massironi, “richiamandosi alla necessità di un’etica del tutto svincolata da ogni finalità esteriore e impostata su un rigoroso senso del dovere e del rispetto della libertà altrui”. Un atteggiamento che, senza voler tradire i principi dell’imperativo categorico kantiano, pare essere anche utile a tenere gli errori lontani dallo studio.

 

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