CONDIVIDI

Lo sviluppo di un’alleanza terapeutica tra odontoiatra e paziente è un elemento chiave per il raggiungimento di una relazione di qualità.

Michele Cassetta
Medico Chirurgo – Odontoiatra, Professore a contratto, Scuola di Specializzazione in Nefrologia, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Bologna (Direttore Prof. Sergio Stefoni)

 

Gli importanti cambiamenti in corso richiedono oggi all’odontoiatra nuove competenze fino a ieri considerate non indispensabili. Non basta più “saper fare”, ma è divenuto necessario comunicare all’esterno dello Studio queste capacità e rendersi competitivi sul piano delle strategie economiche per tenere il passo con i nuovi modelli di riferimento. Tuttavia, affinché non venga eccessivamente snaturata l’essenza della relazione tra odontoiatra e paziente, è importante ricordare che l’obiettivo finale di tale rapporto deve rimanere lo sviluppo di un’alleanza terapeutica, in grado di alimentare fiducia e soddisfazione reciproca. Come negli altri campi della Medicina, anche in Odontoiatria sarebbe auspicabile che si facesse riferimento a un modello di intervento “bio-psico-sociale”, nel quale non si tende più a curare esclusivamente la patologia, ma a “prendersi cura della persona” nella sua interezza, favorendo un’interpretazione più olistica del rapporto con il paziente. La relazione tra odontoiatra e paziente, per natura asimmetrica in favore del primo, proprio a causa dei cambiamenti in corso e della non centralità della relazione interpersonale può sbilanciarsi, dando origine a una serie di rapporti diversificati e capaci di produrre risultati qualitativamente più o meno favorevoli. La varietà di relazioni possibili tra medico e paziente è stata analizzata nel 2006 da Roter e Hall (Grafico 1) e può certamente essere adattata anche al rapporto tra odontoiatra e paziente.

Grafico 1

Paternalismo (alto controllo da parte dell’odontoiatra e basso controllo da parte del paziente)

In questo tipo di relazione l’odontoiatra si assume la totale responsabilità delle decisioni terapeutiche, indipendentemente dalle preferenze del paziente, il quale dal canto suo è disposto ad accettare un errore medico come possibile. È un modello che viene dal passato e che è più difficilmente proponibile al giorno d’oggi, quando fattori come la giuridificazione (che si misura nell’aumento dei contenziosi medicolegali) e l’alfabetizzazione (caratterizzata dalla crescente conoscenza da parte della popolazione sui temi che riguardano la salute orale, sviluppata soprattutto attraverso l’utilizzo di Internet) non permettono più all’odontoiatra di proporre terapie senza informare il paziente o senza ottenere il suo consenso alle cure. A dimostrazione di quanto le cose siano cambiate, basti pensare che un termine nobile come “responsabilità”, che dovrebbe significare che l’odontoiatra è responsabile della salute orale del paziente e lo guida in un percorso terapeutico, ultimamente è stato snaturato e porta istintivamente a far pensare a una colpa professionale o a un contenzioso.

Consumismo (basso controllo da parte dell’odontoiatra e alto controllo da parte del paziente)

Rappresenta la situazione opposta al paternalismo, nella quale il paziente afferma in maniera netta la sua autonomia e desidera essere protagonista delle scelte che riguardano la propria salute orale. L’odontoiatra, in questo modello, si può trovare nella condizione di giustificare al paziente che le scelte terapeutiche siano effettivamente le migliori possibili o ad assecondare le richieste di quest’ultimo. È un tipo di interazione che oggi si concretizza con una discreta frequenza in Odontoiatria, a causa delle forti implicazioni di tipo economico che condizionano il rapporto e che possono far degenerare la relazione nella scelta che il compratore fa della prestazione sanitaria: l’odontoiatra non mette più a disposizione del paziente la propria competenza, con i mezzi in suo possesso, ma propone un servizio carico di “attrattive”, che creano aspettative e obbligano ai risultati. Non è infatti insolito che qualche paziente si presenti in prima visita fornito di diversi preventivi e proposte terapeutiche fatte presso altri Studi, con le quali l’odontoiatra deve confrontarsi. Il lasciarsi condizionare da questi aspetti trasforma le relazione di cura in un vero e proprio contratto, con tutto quello che ciò produce nello spostamento degli equilibri del rapporto. In questo modello le premesse per la creazione di alleanze terapeutiche di successo non sono ideali, in quanto condizionate da troppi elementi estranei alla relazione d’aiuto e di cura.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO