CONDIVIDI

L’ansia può interessare il dentista sia per quanto riguarda gli aspetti relativi al paziente, nell’ambito del rapporto terapeutico, sia per quelli concernenti se stesso nello svolgimento della propria attività professionale

Il termine ansia si ritiene sia stato introdotto da Soren Kierkegaard per designare quella condizione che, a differenza della paura la quale è sempre scatenata da qualcosa di determinato, non si riferisce a nulla di preciso, ma designa uno stato dell’esistenza umana che non è una realtà, ma una possibilità, nel senso che l’uomo diventa ciò che è in base alle scelte che compie e alle possibilità che realizza.  Come sosteneva lo stesso Kierkegaard: “…Non c’è niente che spaventi di più l’uomo che prendere coscienza della immensità di cosa è capace di fare e diventare…”. Dal punto di vista psicanalitico, l’ansia è determinata da conflitti attuali, riconducibili all’accumulazione di tensione sessuale somatica che, per insufficienza di elaborazione psichica, non riesce a legarsi ad alcun contenuto rappresentativo e perciò si traduce direttamente in sintomi somatici quali vertigini, dispnea, disturbi cardiaci, sudori o in sintomi fobici, senza la possibilità di leggervi un sostituto simbolico della rappresentazione rimossa. Da questo punto di vista la bocca ha una forte valenza sensoriale ed emotiva e quindi relazionale e simbolica.

Essa può dare sensazioni gradevoli, interpretate come “piacere”, o sensazioni sgradevoli, interpretate come “dolore”.

Se valutiamo le interazioni del neonato con la madre, fondamentali per lo sviluppo psicologico, esse possono essere di tipo:

  • tattile/propriocettivo, quali i baci, le carezze e gli abbracci;
  • olfattivo, infatti il neonato riconosce l’odore del latte materno;
  • visivo, considerando l’importanza dello sguardo;
  • alimentare, come l’allattamento, necessario per la sopravvivenza.

In base alla “qualità” di queste il piccolo fa una valutazione di mamma buona o mamma cattiva, fondamentale poi per lo sviluppo delle relazioni affettive familiari.

Se consideriamo gli aspetti delle interazioni sopra esposte, ci rendiamo conto di quanta importanza abbia in esse la bocca. Qualora passiamo ad analizzare i tipi di relazioni dell’adulto con i suoi simili possiamo distinguerle in:

  • comunicative (verbale, paraverbale, non verbale);
  • emotive, come l’espressione del viso, il sorriso, l’estetica;
  • affettive;
  • sessuali, per esempio seduzione, sex appeal, rapporti sessuali;
  • conflittuali (aggressività, difesa);
  • conviviali.

Anche in questo caso ci rendiamo conto di quanta importanza rivesta la bocca. Se poi facciamo riferimento al simbolo, che abbiamo visto essere fondamentale nella struttura dell’ansia, e vogliamo analizzare la simbologia della bocca possiamo valutarla sotto vari aspetti:

  • aggressività, intesa come voracità;
  • stringere i denti per non urlare (tenere tutto dentro);
  • rapporto della bocca con i disturbi alimentari (anoressia, bulimia);
  • stringere i denti come sopportazione;
  • mostrare i denti come aggressività;
  • rapporto fra bocca e figura materna (il succhiotto);
  • succhiatore adulto (fumo di sigaretta, sigaro, pipa);
  • relazione fra bocca e disturbi sessuali (Fase orale di Freud);
  • uso di denti, anche di animali, come amuleti;
  • modifiche di labbra e denti come simbolo di potere o rango sociale.

Sono tutte immagini comuni o riferimenti a tradizioni popolari che spiegano la valenza simbolica della bocca. Nella valutazione della relazione ansia-bocca non si possono dimenticare le parafunzioni, intese anche come possibile agente etiologico del Disturbo Muscolo Scheletrico Masticatorio, il Disordine Temporo-Mandibolare. L’argomento meriterebbe una trattazione a parte. Per sintetizzare possiamo dire che tutte le abitudini viziate, o parafunzioni che dir si voglia, aumentano l’attività dei muscoli masticatori e i carichi a livello delle articolazioni temporo-mandibolari determinando, con il tempo, una disfunzione.

Le parafunzioni diurne – quali il serramento, il digrignamento, l’onicofagia, l’abitudine di infrapporre fra i denti le labbra o alcuni oggetti – avvengono al di sotto del livello della coscienza, quindi sono movimenti automatici e sono collegati con stati di ansia, stress, concentrazione o sforzi fisici. Possono essere “controllati”, in realtà non sempre facilmente, rendendo il paziente cosciente delle stesse e dandogli delle istruzioni comportamentali per evitarle. In alcuni casi, nei quali il soggetto non riesce a “gestire” l’ansia, lo stress e le parafunzioni correlate, si può ricorrere a un training con biofeedback o a forme di psicoterapia comportamentale.

Il bruxismo notturno, che può essere centrico (clenching) o eccentrico (grinding), è classificato come Disordine del Movimento Correlato al Sonno nell’ultima Classificazione dei Disturbi del Sonno (ICSD-2 2005), mentre nella precedente (ICDS-1 1991) era classificato come Parasomnia, e quindi come un movimento indesiderato che avviene durante il sonno. Secondo G.J. Lavigne probabilmente è modulato dalla funzione di alcuni neurotrasmettitori quali la noradrenalina, la dopamina, la serotonina e il gaba. Avviene nelle fasi 1-2 del sonno NonRem.

È molto diffuso nella popolazione, è presente nel 60% del sonno “normale”, e nello stesso individuo ha un andamento oscillante nel tempo. Anche se non si sa esattamente quale ne sia la causa, è certo che esistono dei fattori che lo peggiorano e quindi lo rendono causa di Disordini Temporo-Mandibolari. Fra questi, i più influenti sono l’ansia e lo stress, seguono poi il fumo, la caffeina, l’alcool e tutte le sostanze eccitanti il sistema nervoso.

L’iperattività dei muscoli masticatori (RMMA) nel bruxismo notturno è sempre preceduta da un arousal, che corrisponde a un’attivazione del sistema nervoso simpatico. Anche in questo caso è evidente la forte correlazione con l’ansia. Infatti, nel trattamento del bruxismo notturno – oltre all’eventuale bite, qualora sia necessario, e alla rieducazione comportamentale,- la letteratura scientifica basata sull’evidenza indica la “gestione” dell’ansia tramite farmacoterapia, biofeedback o psicoterapia. Il dentista può essere chiamato a curare un paziente con ansia, parafunzioni e disordino temporo-Mandibolari, ma anche essere vittima egli stesso di questi disturbi in quanto svolge una professione particolarmente “stressante”. È utile distinguere l’ansia dallo stress, anche se in realtà l’espressione psicofisiologica è sovrapponibile.

Rispetto alla prima, che è riferibile alla “struttura psichica” dell’individuo, il secondo può essere definito come una reazione emozionale intensa a una serie di “stimoli esterni” che mettono in moto risposte fisiologiche e psicologiche di natura adattativa. Se gli sforzi di adattamento del soggetto falliscono, perché lo stress supera la capacità di risposta, l’individuo è sottoposto a una maggiore vulnerabilità nei confronti della malattia psichica, somatica o di entrambe. In quest’ottica, dal punto di vista psicologico lo stress può essere considerato in funzione del rapporto fra, da un lato, la persona e, dall’altro, un ambiente che esso considera affaticante o superiore alle proprie risorse e nocivo per il proprio benessere.

La reazione allo stress difensiva e adattativa, denominata Sindrome Generale di Adattamento, è caratterizzata da una fase di allarme con modificazioni biochimiche ormonali, da una di resistenza in cui l’organismo si organizza funzionalmente in senso difensivo, e da una fase di esaurimento in cui avviene il crollo delle difese e l’incapacità di adattarsi ulteriormente. Un’indagine condotta da J. Taylor, docente nello Yorkshire, su 347 dentisti inglesi ha evidenziato che il 19% dei partecipanti ha dichiarato di sentirsi stressato dal proprio lavoro tutti i giorni lavorativi, più di un terzo si sente stressato nella maggioranza dei giorni lavorativi, il 28% da uno a tre giorni alla settimana, il 14% meno di una volta alla settimana. Solo il 2% dichiara di non sentirsi mai stressato.

Da quanto detto si può concludere affermando che l’ansia e lo stress interessano il dentista non solo in relazione alla cura dei propri pazienti, ma anche in relazione alla cura di se stesso in rapporto alla sua professione.

1 COMMENTO

  1. La sudo analgesia costituisce un ottimo passo avanti per risolvere il problema dell’ansia, che purtroppo affligge moltissime persone e che è controproducente per la salute delle stesse.

LASCIA UN COMMENTO