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Le esigenze e le prassi lavorative sono in continuo divenire, perciò può succedere che lo spazio inizialmente concepito come definitivo debba essere, con il tempo, riesaminato sulla base di scelte armoniche, in equilibrio con l’esistente

Ristabilire, qualora fosse venuta meno, una corretta ergonomia lavorativa, introdurre un ufficio privato per il colloquio con il paziente, una sala d’attesa di più ampio respiro, offrire alla sterilizzazione un locale dedicato, un coffe break confortevole… chissà quanti pensano che all’interno del loro ambulatorio tutto ciò sarebbe possibile con qualche metro quadrato in più a disposizione…

Locali adiacenti disponibili permettono, solo ai più fortunati, la possibilità di realizzare quanto desiderato.

Una volta definiti i costi di acquisto o di affitto della nuova unità, le apprensioni d’abitudine si riversano sulle questioni prettamente burocratiche quali: pratica comunale, aggiornamento catastale, approntamento della documentazione necessaria per l’istanza di autorizzazione all’esercizio presso la Asl di competenza. Credete, in realtà è tutto molto più semplice di quanto si potrebbe pensare.

Di norma è sempre possibile valutare più soluzioni progettuali e più budget di spesa, optando per le più consone. Il fermo tecnico, causa di ulteriore agitazione, quando l’intervento è ben concepito non si rende neppure necessario.

Alcuni casi esemplificativi 

Un caso è stato quello di un studio odontoiatrico, oggetto di riclassificazione, realizzato negli anni Novanta, di circa 85 m2 situato a Milano, in zona semicentrale.

Nelle due unità operative avevano trovato spazio la linea di sterilizzazione, nella prima, e, con il prosieguo dell’attività, un ortopantomografo nella seconda.

All’interno della sala d’attesa era presente una piccola reception per il ricevimento pazienti; nulla la possibilità di privacy per un colloquio vis à vis con il paziente.

L’unico bagno era dotato di antibagno adibito a spogliatoio, ripostiglio, sala macchine, magazzino e stoccaggio sporco.

Il progetto ha destinato la nuova unità a zona extra-clinica: reception, sala di attesa, bagno per i pazienti. 

Si è soddisfatta un’esigenza primaria: un ufficio destinato al colloquio con il paziente collegato a una delle due sala operative. Il nuovo lay out ha permesso di risolvere i problemi logistici sorti negli anni per l’incremento dell’attività lavorativa. La vecchia unità ha mantenuto le due sale operative, mentre il locale sterilizzazione, stoccaggio sporco e pulito, l’opt, il bagno personale e il banco ritocchi hanno trovato una nuova e più idonea dimensione. La presenza di due ingressi ha dato la possibilità al titolare della struttura di sentirsi meno a disagio quando, in ritardo, si trovava ad attraversare la sala di attesa magari con i pazienti già presenti. L’unità annessa ha perciò permesso di dare agio a spazi “sacrificati” e di migliorare, ottimizzandola, l’ergonomia lavorativa.

In un’ottica imprenditoriale, invece, maggiori spazi a disposizione potrebbero permettere di introdurre nuove specializzazioni, trasformando così il proprio ambulatorio odontoiatrico monospecialistico in poliambulatorio. È bene sapere che tra un AOM e un poliambulatorio non vi sono sostanziali differenze di carattere strutturale.

Il D.P.R. 14/01/97 richiede che i locali siano idonei alla tipologia e al volume delle prestazioni erogate e dunque comprendano:

  • una o più sala per l’esecuzione delle prestazioni, che garantiscano la privacy dell’utente;
  • spazi per le attività amministrative e per l’attesa; 
  • servizi igienici distinti per utenti e personale; 
  • spazi o locale per deposito sporco/pulito;
  • spazio o armadi per il deposito materiali d’uso, attrezzature e strumentazioni.

Di recente abbiamo infatti ampliato un ambulatorio annettendo un appartamento di circa 50 m2, al fine di avere gli spazi necessari per espletare un’altra specialità. L’ambulatorio odontoiatrico era a suo tempo stato progettato e definito come un abito sartoriale, su misura rispetto alle aspettative dei due committenti. Acquistato in uno stabile in costruzione, grazie alla collaborazione del progettista e del costruttore si era ovviato ad alcuni vincoli costruttivi consentendo ai committenti di ottenere quanto desiderato. La volontà di dare ai propri pazienti un servizio aggiuntivo e la contestuale conoscenza di un collega specializzato in medicina fisica riabilitativa ha indotto i due titolati all’acquisizione dell’unità immobiliare adiacente, modificando almeno in parte quanto dieci anni prima era apparsa la soluzione definitiva.

Confermando il detto “da cosa nasce cosa” si è deciso di utilizzare lo spazio a disposizione introducendo anche una seconda sala visite da adibire ai trattamenti di medicina estetica con il laser. Il vano sterilizzazione ha trovato nuova collocazione, prevedendo l’inserimento di una seconda autoclave, un termo-disinfettore e un frigorifero più capiente Si è ottenuto, inoltre, un gradevole spazio per il coffee break, con grande soddisfazione di chi operando nella struttura effettua orario continuato.

È stata anche l’occasione per rivedere il look della sala di attesa e della reception, pochi e significativi dettagli le hanno rese nuovamente attuali.

Intervenendo prevalentemente nell’unità oggetto dell’annessione il rischio maggiore è quello che, a lavori realizzati, ci sia un’evidente dissonanza tra “nuovo” e “vecchio”. Pertanto, è essenziale compiere scelte armoniche, in equilibrio con quanto già realizzato.

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