Luigi Paglia

Tutti abbiamo seguito con ansia quanto avvenuto recentemente in Thailandia dove 13 ragazzi sono rimasti imprigionati nella grotta di Tham Luang. Con un sospiro di sollievo abbiamo assistito al lieto fine di quella che poteva diventare una grande tragedia. Molti dei ragazzi infatti non sapevano nuotare e sono stati guidati dai soccorritori per lunghi tratti sott’acqua, respirando ossigeno attraverso mascherine studiate per l’occasione.

Questa modalità di salvataggio è stata messa a punto ed eseguita da un collega anestesista australiano: il dottor Richard Harris, che ha coordinato il salvataggio decidendo tempi e modi dello stesso. Tutti i ragazzi sono stati sottoposti a sedazione per affrontare l’accidentato percorso verso la salvezza. Non sono state diffuse notizie sui farmaci usati né sulle dosi, ma sicuramente Harris avrà tenuto in debito conto le condizioni di salute del tutto particolari dei “pazienti”, oltre che del tempo necessario per l’operazione (alcune ore). Tutto come sappiamo si è svolto secondo il programma prestabilito, senza inconvenienti e probabilmente con un po’ di fortuna, date le circostanze eccezionali e la assoluta mancanza di precedenti di riferimento.

La modalità di sedazione utilizzata è stata di tipo preventivo, utile per evitare possibili emergenze che avrebbero potuto insorgere in seguito alle crisi di panico che potevano scatenarsi durante l’accidentato percorso verso l’uscita dalla grotta. La sedazione immagino poi abbia favorito la collaborazione dei ragazzi con i loro soccorritori in tempi e ambienti che si stavano facendo sempre più stretti e angusti. La filosofia sedativa utilizzata in questo caso è esattamente quella che noi dovremmo adottare con i nostri pazienti a rischio di emergenze: utilizzare la sedazione per evitare che insorgano complicanze durante il “tragitto” di cura. La pretesa di trattare un’eventuale emergenza dopo che sia insorta si rivela infatti il più delle volte illusoria e pericolosa e conviene dedicare, come Harris ci ha magistralmente dimostrato, molte energie a prevenire le emergenze piuttosto che imparare a risolverle una volta che malauguratamente si siano manifestate.

Insomma, il vecchio motto “quando ci si prepara per un’emergenza, l’emergenza cessa di esistere” dovrebbe metterci in grado di portare tutti i nostri pazienti in sicurezza fuori dalla grotta!

Luigi Paglia

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here