CONDIVIDI

“Chi più spende meno spende”. Ovvero: la parcella dell’architetto, esperto della materia e della tecnica costruttiva di uno studio odontoiatrico, si ripagherà da sola con economie di costruzione e razionalizzazione degli spazi.

 

In questo articolo vorrei affrontare un tema abbastanza delicato e spesso poco chiaro ai lettori: come funziona il rapporto tra medico e architetto. Il pericolo di tale dissertazione è ovviamente quello di deviare su argomenti troppo tecnici o, peggio ancora, campanilistici.

Essendo infatti interessato in prima persona non vorrei correre il rischio di avventurarmi in un campo facilmente esposto a critiche da parte di alcuni, Clienti o Colleghi, di essere eccessivamente sbilanciato “ pro domo mea “, spaventando i primi o scontentando i secondi.

Ma la scarsità di informazione e chiarezza diffusa nei confronti di “come funziona“ tale rapporto mi spinge comunque a dissertare su queste pagine per cercare perlomeno di spiegare un argomento di prevalente interesse per chi si appresta alla realizzazione o alla ristrutturazione di uno studio. Credo che sia ormai patrimonio consolidato dei più la convinzione che affrontare tale esperienza utilizzando il vecchio sistema del “ fai da te” sia oggi un rischio enorme, in termini di spesa e di risultato finale. I costi cui il Medico oggi va incontro nel momento in cui si appresta a tali realizzazioni sono decisamente importanti, e pertanto il rischio di sbagliare qualcosa si potrà tradurre molto probabilmente in un danno molto sensibile in termini di qualità del lavoro, di tempi di realizzazione, e, peggio ancora, di spesa finale. “Chi più spende meno spende”: è questo un proverbio estremamente antipatico a prima vista, che rimanda a manie di grandezza dove in realtà non ce ne sarebbe bisogno.

Ma, traslando in campo architettonico tale motto, per riassumerlo in termini molto sintetici, la parcella dell’architetto, esperto della materia e della tecnica costruttiva di uno studio odontoiatrico, si ripagherà da sola con economie di costruzione e razionalizzazione degli spazi. Il saper gestire al meglio il layout, ricavando uno spazio per poter dislocare un riunito in più nello studio, vi potrebbe permettere, ad esempio, di far lavorare un’igienista a tempo pieno. E tale attività da sola ripagherebbe in breve tempo la suddetta parcella. Proviamo dunque ad analizzare dall’inizio tale rapporto.

Il progetto di massima

Il compito principale dell’architetto è quello di progettare. Il rapporto di collaborazione richiesto al professionista sarà quindi innanzitutto il progetto dello studio.
Tale compito può essere suddiviso in due parti: il progetto di massima e il progetto esecutivo.
Il primo compito assegnato sarà quello di redigere un layout generale dello studio sulla base del rilievo dei locali e sulla base delle richieste e delle necessità del medico.
Questa fase è probabilmente la più delicata e importante di tutta l’opera: da questa progettazione dipende il miglior funzionamento dello studio. In questa fase viene infatti progettata la vita all’interno dei locali, vengono definiti le dimensioni e i rapporti dei singoli ambienti, nonché i percorsi che pazienti e personale faranno all’interno della struttura.
È una fase troppo spesso sottovalutata dal medico o dai suoi collaboratori.

Mi capita molto spesso di ricevere clienti che mi portano delle planimetrie già elaborate da loro stessi, o perlomeno così vengono dichiarate, nei confronti delle quali mi trovo sovente in imbarazzo nel criticarle per la loro incongruenza con le normative o con le relazione logiche tra i locali. Tali disegni comunque sono in realtà molto utili per ricavare le informazioni che il medico, inconsciamente, ha tradotto su carta.

L’analisi dei desideri dell’odontoiatra è uno dei punti chiave di tutto il progetto di massima: è necessario cercare infatti di ricevere il maggior numero possibile di informazioni su necessità attuali e prevedibilità future, su esigenze tecniche/operative reali e su aspirazioni estetiche inconsce. È il lato psicologico del nostro lavoro. Per fare questo è sicuramente molto utile recarsi nello studio dove il medico opera e analizzare la realtà esistente sollecitando nel medico stesso le critiche e gli apprezzamenti delle soluzioni ivi presenti.

Il secondo punto necessario è il rilievo dei locali.
Le planimetrie catastali non sono assolutamente valide per redigere un progetto. Il rilievo deve essere fatto da un professionista e deve riportare non solo le misure degli ambienti, ma il maggior numero di informazioni riguardo i vincoli strutturali, i passaggi di canne fumarie, le predisposizioni condominiali riguardo fognature o canne di esalazione ecc. Non è quindi un atto di sfiducia nei confronti della bravura del medico a usare il metro, ma esistono svariate informazioni tecniche che solo un architetto o un geometra possono rilevare e riportare sugli elaborati preliminari. Con queste informazioni in mano l’architetto può affrontare e predisporre i primi progetti di massima. Tali soluzioni possono essere più di una: in caso di ambienti piccoli con forti vincoli strutturali spesso viene proposta una sola soluzione, ma con spazi più ampi e maggior possibilità di movimento le soluzioni possono all’inizio essere due o tre.

Su queste soluzioni si discute, si fanno varianti, modifiche, stravolgimenti, fino ad arrivare alla soluzione condivisa da entrambi. Come detto prima è una fase estremamente delicata e importante, e va sviscerata fino alla piena soddisfazione del cliente. La carta costa meno del mattone, quindi meglio un progetto in più ora che trovarsi a muri costruiti e dover cambiare idea dopo.

Il progetto esecutivo tecnico

Quando finalmente si è definito il layout generale si può passare al secondo passo: il progetto esecutivo. In tale fase di lavoro si prende la planimetria fin qui elaborata, generalmente in scala 1:50, scala alla quale viene più comodo afferrare la completezza dello studio, per passare a una scala maggiore, 1:20 o 1:10 per i dettagli.

Il progetto viene quindi analizzato in ogni sua componente e vengono definiti tutti gli elementi che verranno inseriti nello studio. Arredi e apparecchiature vengono scelte e dislocate nei locali. Di conseguenza, vengono redatti i singoli elaborati necessari. Innanzitutto la tavole dei tracciamenti murari e delle demolizioni, a uso del cantiere per l’avvio delle opere. In secondo luogo le tavole impiantistiche, suddivise in elettriche, idrauliche e di condizionamento.

Le prime andranno in mano ai muratori per la predisposizione delle scatole e delle tubazioni, e al perito elettrico per l’analisi e lo sviluppo elettrotecnico del progetto, richiesto per legge da una figura professionale abilitata.

Su questo punto esiste molta confusione presso i medici. La domanda che ci rivolgono più frequentemente è: “Ma perché lo devo pagare a lei e anche a un altro? “ In realtà, tali elaborati sono due cose distinte: l’architetto redige un progetto architettonico, nel quale viene definito cosa serve e dove viene messo; il perito elettrico lo completa con sezioni e schemi tecnici costruttivi. È una differenza simile a quella esistente tra il progetto dell’architetto e quello dell’ingegnere: il primo progetta l’edificio, il secondo calcola le strutture per farlo stare in piedi. Gli schemi idraulici non comportano in genere particolari problemi. Viene comunque richiesta una stretta collaborazione con l’idraulico dell’Impresa per risolvere gli inevitabili problemi di pendenze o incroci di tubi che si potrebbero presentare.

Un consiglio in materia di tubazioni è quello di far validare sempre le sezioni delle tubazioni dell’aspirazione chirurgica dal fabbricante dei motori che andrete a installare. Ogni tipologia di impianto che sceglierete richiede uno specifico sistema distributivo, e saperlo prima vi eviterà antipatici scarichi di responsabilità in caso di malfunzionamenti. Se qualcosa non funziona nell’impianto la colpa è sempre dei tubi murati sotto il pavimento. Ma se tali dorsali sono state approvate preliminarmente, e le fotografie scattate prima della chiusura dei sottofondi dimostrano che sono state correttamente eseguite, non vi saranno scuse nei confronti dei tecnici per andare a cercare nei motori la causa degli eventuali disservizi da voi lamentati.

Per quanto riguarda gli impianti di condizionamento il discorso è leggermente diverso. L’architetto vi dovrà redigere una tavola con evidenziate le caratteristiche dei singoli locali, calcolando cubatura, affollamento e carichi termici previsti. Sceglierà inoltre preliminarmente quali locali dovranno essere trattati con aria primaria e quali dovranno essere dotati di estrazione ed espulsione di aria. A questo punto le strade sono due: per le strutture più grandi la parola passerà a un progettista termotecnico, che redigerà un progetto esecutivo specifico da sottoporre poi alle ditte per un puro preventivo. Nella maggior parte dei casi, per gli studi medio/piccoli, tale consulenza può essere risparmiata, se il vostro architetto avrà sufficiente esperienza e capacità critica in materia: le ditte di impianti di condizionamento sono infatti in grado di proporvi la soluzione migliore comprensiva di quella piccola parte di progettazione necessaria, e questo si tradurrà per voi in un risparmio di parcella.

Il progetto esecutivo architettonico

A questo punto abbiamo definito il telaio e il motore della nostra macchina, per fare un paragone automobilistico. Dobbiamo ancora scegliere la carrozzeria e le finiture dell’abitacolo.
È questa infatti la seconda parte del progetto esecutivo. Il vostro architetto definirà pertanto in questa fase tutte le scelte che riguardano pavimentazioni, rivestimenti delle pareti, controsoffitti, corpi illuminanti, arredi.
Per ogni argomento devono venir predisposti dei singoli elaborati, che definiscano in modo preciso ogni ingombro e schema di montaggio, per evitare in sede di allestimento di scoprire che il componente previsto non entra al suo posto magari per un solo centimetro.
È il momento forse più piacevole della progettazione, dove le valenze estetiche spesso guadagnano pari importanza rispetto a quelle funzionali. La scelta dei materiali è un momento gratificante, nel quale il medico sovente si fa accompagnare dalla moglie o dai collaboratori.
Ma è anche il momento in cui il lato psicologico diventa più delicato, e spesso in questa fase il medico si fa forse fin troppo consigliare da parenti o amici arredatori: il rischio è in realtà quello di dover far convivere consigli e desideri spesso in contrasto tra loro. La bravura dell’architetto risiede qui anche nella sua capacità diplomatica: ognuno ha i propri gusti, e la capacità richiesta al progettista è quella di armonizzare al meglio ambienti e materiali che soddisfino il cliente nel risultato finale.

I capitolati e i preventivi

Nel momento in cui un progetto inizia il cliente ha sempre fretta. Ma il rischio di sottoporre alle imprese un progetto incompleto per redigere i preventivi è in realtà molto forte: è sempre meglio chiedere un preventivo alle imprese sottoponendo loro un progetto il più completo possibile. Diversamente andremo incontro a un rischio di varianti e aggiunte dalle quali sarebbe difficilissimo difendersi. Una volta avviati i lavori non si riesce più a confrontare i prezzi, e saremo obbligati a proseguire le opere con la ditta prescelta, affrontando discussioni interminabili per gli extracosti richiesti.

Attendete pertanto il più possibile la definizione degli elaborati di progetto per poter appaltare le opere con meno incompletezze possibili. Ciò vi permetterà innanzitutto un maggior controllo del budget, e in secondo luogo una reale possibilità di gestione e previsione delle tempistiche di realizzazione. Ogni variante o opera non preventivata infatti sarà una scusa per l’impresa per sottrarsi al rispetto dei tempi di realizzazione concordati in sede di contratto.

Il vostro architetto, parallelamente al progetto esecutivo, redigerà quindi un computo metrico delle opere, quotando le singole quantità di tutti i materiali e le forniture necessarie, e tale documento sarà sottoposto alle Ditte per le preventivazione. Quando possibile inoltre esigete che i singoli preventivi vengano redatti con la stessa impostazione del capitolato loro fornito, altrimenti le comparazione dei costi sarà estremamente difficile per voi.

La direzione lavori

Il terzo momento dell’iter della realizzazione dello studio è la sua costruzione fisica.
In questa fase è necessario che un tecnico di vostra fiducia supervisioni l’andamento e le tempistiche delle opere, per controllare la corretta realizzazione delle stesse.
Specialmente in caso di ristrutturazione non esiste lavoro in cui non si renda necessaria la soluzione di imprevisti progettuali in corso d’opera. Il progetto dello studio può essere tranquillamente svolto da un architetto lontano dal luogo di realizzazione dello studio. Ma quando la distanza non consente al progettista di seguire i lavori, un tecnico in loco, quale ad esempio lo stesso geometra dell’impresa, potrà svolgere tale compito. La collaborazione a distanza tra il progettista e il direttore dei lavori è al giorno d’oggi estremamente semplificata dalle possibilità di trasmissione telematica di disegni e immagini, pertanto non crea alcun problema di risoluzione di eventuali dubbi o assestamenti progettuali. L’unico limite di tale figura è ovviamente quello di valutare in contradditorio la qualità del lavoro dell’impresa stessa, nei confronti della quale difficilmente il geometra potrà contestane la qualità.

I permessi comunali e le autorizzazioni sanitarie

L’ultimo compito che spetta all’architetto per fornirvi un servizio completo riguarda le autorizzazioni necessarie alle opere.
Tali documenti sono di due tipi differenti: in primo luogo le autorizzazioni comunali per l’esecuzione dei lavori, che variano a seconda della tipologia dell’intervento e del Comune in cui si trova l’immobile.
In caso di ristrutturazione la pratica più frequenta è la D.I.A. (Denuncia di Inizio Attività), che prevede un tempo di attesa di 30 giorni dalla presentazione della domanda prima dell’inizio delle opere. In questo periodo, se si vuole guadagnare tempo, si possono avviare tutti quei lavori che non comportano modifiche dei locali, quali ad esempio smontaggi di arredi o impianti, rimozione dei sottofondi, apertura o chiusura di vani porta, stesura di impiantistica.

I tempi si allungano in caso di permessi di costruire, vincoli con le sovrintendenze, o vincoli ambientali, per i quali è necessario un iter preliminare differente, da analizzare caso per caso. Tali pratiche sono di solito comprese negli incarichi del professionista che vi starà seguendo.
Le autorizzazioni sanitarie invece sono una pratica che potrete scegliere di affidare all’architetto, se esperto di tale iter burocratico, o ad altra persona di vostra fiducia.
Queste autorizzazioni variano da regione a regione, con modalità e tempi di rilascio estremamente differenti. Non mi avventuro quindi a parlarne in quanto non sarei esemplificativo per la maggior parte dei lettori.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO