CONDIVIDI
Pierluigi Delogu


Pierluigi Delogu, 49 anni, sassarese, odontoiatra libero professionista, è il nuovo Presidente di AIO. Una nomina arrivata dopo una lunga militanza nell’Associazione Italiana Odontoiatri, negli ultimi anni come segretario nazionale. Il racconto di com’è nato il suo impegno politico per l’odontoiatria e le sfide del prossimo futuro.
 

Pierluigi Delogu

C’è un filo rosso tra il presidente uscente dell’Associazione Italiana Odontoiatri, Salvatore Rampulla, siciliano, oggi segretario nazionale del sindacato di categoria nato alla metà degli anni ’80, e Pierluigi Delogu, sassarese, classe 1962, da pochi mesi presidente di AIO. E non è certo la loro origine isolana. No, è la passione per la politica vissuta da entrambi proprio negli anni in cui ai primi laureati in Odontoiatria e Protesi dentaria non corrispondevano diritti che oggi appaiono indiscutibili e incontrovertibili: è grazie anche al loro impegno, infatti, insieme a quello di quanti si sono battuti perché al nuovo percorso di studi fosse dato il giusto riconoscimento, se l’odontoiatria in Italia ha avuto grande fortuna, nonostante problemi e difficoltà passati e presenti. È questo il tratto più significativo comune ai due liberi professionisti che, scambiandosi il testimone ai vertici dell’associazione, lanciano un segnale di continuità tra quello che è stato AIO ieri e quello che sarà domani. Un sindacato che ha sempre cercato di rispondere alle esigenze degli odontoiatri, dice Delogu, puntando più sulle idee che non sulla ricerca del consenso fine a se stesso. Su alcuni temi, infatti, sottolinea il neo presidente, come quello del convenzionamento diretto, dei centri low-cost o dell’istituzione di un corso di laurea paramedico per l’odontotecnico, dai quali AIO ha sempre preso le distanze, argomentando in modo chiaro e puntuale le ragioni della proprio dissenso, ha anticipato gran parte del sentire comune della categoria. È questo il sindacato che dovrà guidare Pierluigi Delogu nei prossimi tre anni, dividendosi tra Sassari, la sua città natale dove esercita la libera professione e gli impegni istituzionali. Specializzato in Ortognatodonzia presso l’Università di Cagliari, Delogu è Regular Member della Tweed Foundation for Orthodontic research, di cui è istruttore nella sede di Tucson, in Arizona (USA). Autore di oltre 60 pubblicazioni (su ortodonzia, chirurgia, gnatologia e anatomia), è stato professore a contratto presso diversi atenei italiani e segretario nazionale di AIO nel triennio 2008-2010. Attualmente, oltre alla presidenza dell’Associazione Italiana Odontoiatri, ricopre l’incarico di Presidente della Commissione dell’Albo degli Odontoiatri della Provincia di Sassari.

Dottor Delogu, quando è nata in lei la passione per l’odontoiatria e quando quella per la politica?

L’amore per questo lavoro me l’ha trasmesso mio padre. Era medico al dispensario tubercolare dell’ASL, ma anche dentista: una professione che negli ultimi anni della sua carriera finì per esercitare in modo esclusivo. L’istituzione del Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria, che, ricordo, mio padre per primo accolse con entusiasmo, come qualcosa di veramente calzante con la professione odontoiatrica, fu una grande occasione per molti giovani, sebbene allora non tutti la pensassero così. C’erano posizioni discordanti, voci poco lusinghiere nei nostri confronti: per questo mi sono sempre battuto affinché il laureato in Odontoiatria fosse equiparato al laureato in Medicina. Ritenevo e ritengo che il Corso di laurea specifico nella nostra disciplina rappresenti un valore aggiunto rispetto all’altra via di formazione. Le prime battaglie le feci dunque che ero ancora studente. Terminati gli studi, poi, aderii subito ad AIO che nel frattempo si era costituita con un preciso obiettivo: consentire ai primi laureati in Odontoiatria di poter esercitare la professione. Fu grazie ad AIO, infatti, se si arrivò all’istituzione dell’esame di Stato per i laureati in Odontoiatria e al loro inserimento all’interno dell’Ordine dei Medici.

Qual è la fotografia attuale di AIO?

AIO è un’associazione che nei suoi primi 26 anni di vita, pur avendo avuto periodi altalenanti, è comunque cresciuta molto, soprattutto negli ultimi sei anni, grazie alla riorganizzazione interna attuata dai vertici del sindacato. Ovviamente, c’è ancora molto da fare. Gli iscritti, che oggi sono circa 7 mila, sono in continuo aumento, anche se non è mai stata questa la nostra maggior preoccupazione. Per noi la rappresentatività non deriva dal numero degli iscritti, ma dalle idee, dal riscontro che abbiamo avuto sulle nostre battaglie. In alcuni momenti abbiamo raggiunto la quasi totalità dei dentisti. Mi riferisco, ad esempio, ai centri low-cost, al nostro totale rifiuto per questo tipo di odontoiatria, alla nostra completa opposizione nei confronti dei convenzionamenti diretti e dei fondi privati che vogliono imporre una mercificazione della professione, ma anche alla nostra contrarietà nei confronti dell’ipotesi di istituire un corso di laurea paramedico per gli odontotecnici. Su questi temi abbiamo avuto dalla nostra parte il 98% dei professionisti: un dato che ci fa essere orgogliosi e ci spinge a continuare su questa linea.

Con il presidente uscente, Salvatore Rampulla, vi siete davvero dati il cambio: è un segno di continuità?  

Sì, senza dubbio, ma è anche il segno della grande stima reciproca che ci unisce. Salvatore Rampulla in questi anni ha lavorato moltissimo, sacrificando la sua vita professionale, personale e familiare per AIO. Seguirò il suo esempio, ce la metterò tutta, ma non sarà facile, sarà un’impresa davvero ardua…

Nel suo programma, per i prossimi tre anni, ha fissato importanti obiettivi – politici, organizzativi e di immagine: di cosa si tratta e come intende perseguirli?

Tra i punti fermi, oltre ai temi già citati, c’è la riforma degli Ordini. Credo sia giunto ormai il momento, anche politicamente, per chiedere con forza una definitiva autonomia di rappresentanza istituzionale e di gestione economica della componente odontoiatrica su quella medica per un reale autogoverno della nostra professione. Questo non significa creare una contrapposizione con la classe medica o peggio ancora uno scisma, ma attuare un sereno confronto per decidere ruoli e organizzazione all’interno degli Ordini nel prossimo futuro. Un altro aspetto a cui mi dedicherò in modo particolare, è il rapporto con le altre figure professionali del settore dentale e in particolare con ANDI. Dobbiamo cercare punti di contatto, perché insieme si è più forti nel contrastare ciò che potrebbe danneggiare l’intera categoria.

In merito all’abusivismo, AIO propone una riflessione un po’ atipica…

Sì, l’ho detto anche a Roma in una conferenza presso la Camera dei Deputati: sono convinto sia necessario cambiare ottica per risolvere il problema. Abbiamo sempre visto l’abusivismo come un fenomeno estraneo al nostro mondo, come qualcosa che ci sarebbe caduto in testa senza alcuna responsabilità da parte nostra. Ma non è così. Dobbiamo invece imparare ad avere un atteggiamento diverso nei confronti del pubblico e dei cittadini. Un atteggiamento più costruttivo, orientato a far capire ai nostri pazienti i rischi per la salute, ma anche i minori vantaggi sul piano fiscale e legale connaturati a una qualsiasi prestazione abusiva.

È dunque sulla comunicazione che AIO investirà…

Certo, non a caso abbiamo istituito anche un ufficio stampa che ci permetterà di comunicare in modo più puntuale ed efficace con il mondo esterno. Ma è anche un altro il mio desiderio: costruire un sindacato meno verticistico, in grado di premiare, per così dire, l’impegno di chi lavora con maggior dedizione per l’associazione. Per questo, il Congresso Nazionale sarà organizzato ogni anno da una sede regionale diversa: sarà un modo per dare la giusta visibilità alle persone che lo meritano.

Per concludere, come sarà dunque, anche grazie al contributo di AIO, l’odontoiatria di domani?

Da inguaribile ottimista quale sono, anche perché diversamente non avrei certo accettato l’incarico di presidente dell’Associazione Italiana Odontoiatri, credo che l’odontoiatria del futuro si affermerà come una disciplina ancor più orientata alla qualità e all’efficacia dei suoi trattamenti. A livello internazionale, noi italiani siamo già leader in quasi tutti i settori dell’odontoiatria: un risultato importante che non deve però farci dormire sugli allori. In futuro dovremo puntare su una formazione sempre più qualificata con la convinzione che il futuro è galantuomo. Non dobbiamo cedere ai condizionamenti del mercato, ma al contrario far capire ai pazienti che se una cura odontoiatrica in un centro low-cost costa un decimo di quella proposta dal singolo libero professionista, non può avere certo la stessa qualità. Tuttavia, la sfida si giocherà anche sul giusto prezzo dei trattamenti, sull’etica che il professionista dovrà avere, proponendo un onorario adeguato e corretto anche dal punto di vista fiscale.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO