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Filippo Graziani
Filippo Graziani, docente di Parodontologia presso l’Università di Pisa e presidente eletto della Federazione europea di parodontologia (EFP). Tra gli autori di uno studio previsionale sulla perimplantite: entro 2025, secondo gli esperti, questa patologia crescerà in modo sensibile; resterà stabile, invece, l’incidenza della malattia parodontale.

La perimplantite crescerà nei prossimi anni. È quanto sostiene un panel di esperti afferenti alla Federazione europea di parodontologia (EFP). Il gruppo di ricerca, di cui ha fatto parte anche Filippo Graziani, docente di Parodontologia presso l’Università di Pisa e presidente eletto della EFP, ha condotto uno studio previsionale pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology per stimare l’andamento dei casi di perimplantite e di parodontite in Europa.

“Questa ricerca è stata effettuata con il metodo Delphi“, spiega Graziani, “un modo formale per far emergere una visione completa e condivisa su un certo tema di interesse. Per farlo abbiamo raccolto il parere di 113 esperti europei che sulla perimplantite si sono espressi in modo quasi univoco: il 98% di questo gruppo pensa che entro il 2025 la malattia perimplantare aumenterà in modo sensibile“.

Perché cresceranno i casi di perimplantite

Le ragioni di questa previsione sono molteplici. “Non voglio pensare che l’aumento della perimplantite sia dovuto a un incremento degli impianti posizionati in modo scorretto”, afferma Graziani, “di sicuro la previsione di crescita di questa patologia è correlata però al numero assoluto di impianti posizionati su una popolazione che invecchia e che quindi richiede sempre più questa tipologia di intervento. Poi, a fronte di un miglioramento delle tecniche chirurgiche e dei prodotti implantari, sempre più performanti, l’aumento dei casi potrà essere determinato anche da un altro fattore, cioè dai criteri più certi e restrittivi per fare la diagnosi di questa patologia che sino ad oggi, ricordiamolo, è stata descritta rifacendosi a parametri non univoci, né condivisi: in pratica ciascun autore ha descritto la patologia in modo diverso, fissando parametri di riferimento differenti. Con i nuovi criteri di diagnosi oggi disponibili sarà più facile per i clinici individuare la malattia, col risultato di vedere una crescita dei casi, ma solo perché riconosciuti tali dalla comunità scientifica”.

Cosa fare subito per contrastare questa grave patologia

Per sconfiggere la perimplantite, un nemico difficile da colpire, bisogna usare la tattica giusta. “Per quanto sia nelle nostre corde di odontoiatri pensare subito alla terapia“, dice Graziani, “in realtà, rispetto a questa patologia, dovremmo concentrarci più su come prevenirla e sulla diagnosi precoce. La prevenzione della malattia perimplantare inizia non quando si posiziona l’impianto, ma quando si pianifica l’intervento, per questa ragione gli indicatori di rischio della perimplantite (tabagismo, alto livello di placca e presenza di parodontite non trattata) dovrebbero essere affrontati con grande attenzione prima di iniziare una terapia riabilitativa”.

La strada vincente per contrastare la perimplantite, lascia intendere Graziani, è fare in modo di non arrivare alla patologia conclamata. “È necessario prevenirne l’insorgenza e gestirla quando è soltanto mucosite“, spiega, “una patologia, com’è noto, reversibile. Dunque, il paziente che ha un impianto deve essere costantemente monitorato con frequenti sondaggi che devono essere effettuati come se lo si facesse sui denti naturali, cioè con la stessa tecnica: ogniqualvolta ci si trovasse di fronte a sanguinamento, bisogna subito iniziare il trattamento”.

Verso uno screening parodontale

Se i casi di perimplantite, da qui al 2025, secondo gli esperti della Federazione europea di parodontologia, cresceranno in modo sensibile, l’incidenza della malattia parodontale resterà stabile. Una buona notizia che però non deve fare abbassare la guardia nei confronti di questa patologia, silente e spesso sottovalutata dai pazienti che ne ignorano i sintomi, ma anche dagli odontoiatri. “Il modo migliore per diagnosticarla”, dice Graziani, “è usare la sonda e fare un PSR (Peridontal Screening and Recording) a tutti i pazienti indistintamente: quelli positivi avranno bisogno di un esame parodontale completo, quelli che non lo risulteranno, invece, potranno stare tranquilli, senza però mai trascurare le norme di igiene e di prevenzione che sono, per tutti, alla base della salute orale. Per questa ragione credo che uno screening parodontale di tutta la popolazione odontoiatrica rappresenterebbe un grande passo avanti nella lotta contro questa grave patologia”.

1 COMMENTO

  1. Io ho acquistato bombola e kit di rianimazione con raccordi della mia grossa bombola di ossigeno . Cosa devo fare? Buttare tutto ? È ASSURDO . È UNS LEGGE ASSURDA E IMMORALE

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