Si scrive OSAS, si legge Sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (Obstructive Sleep Apnea Syndrome, OSAS). La malattia che colpisce in media il 3% degli individui in età evolutiva, oltre che gli adulti in modo spesso silente. «La prevalenza del sintomo del russamento “spesso” o “ogni notte” (“russatori abituali”)”, secondo la Società italiana di pediatria (Sip), “varia dal 3% al 21% dei bambini, mentre la prevalenza dei disordini respiratori del sonno colpisce i bambini in età scolare in una percentuale variabile tra l’1% e il 6%, in funzione dei diversi metodi di valutazione”. Il dato è significativo, ma poco conosciuto. Eppure le conseguenze di questa patologia possono essere molto serie, già nell’infanzia se il disturbo non viene diagnosticato tempestivamente e la malattia trattata adeguatamente. È quanto spiega Maria Pia Villa, professore ordinario di Pediatria e direttore della Scuola di specializzazione in Pediatria presso la Facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università “Sapienza” di Roma, nonché membro della European Respiratory  Society e della Task Force europea per le linee guida sui disturbi del sonno in età pediatrica.

Maria Pia Villa
Maria Pia Villa, professore ordinario di Pediatria e direttore della Scuola di Specializzazione in Pediatria presso la Facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università “Sapienza” di Roma, nonché membro della European Respiratory Society e della Task Force europea per le linee guida sui disturbi del sonno in età pediatrica.

«La Sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (Osas), nel bambino è una patologia nascosta, perché ancora poco conosciuta”, spiega Villa, «anche se le cose oggi stanno migliorando. Nella diagnosi di questa malattia sono diversi i professionisti coinvolti e l’odontoiatra è uno di questi. Anche se il suo ruolo andrebbe valorizzato, considerando che i bambini vanno dal dentista per curare i denti, per problemi di occlusione e in quel frangente, cioè durante la visita, l’odontoiatra ha la possibilità di evidenziare il problema delle apnee notturne, ponendo semplici domande al bambino e ai genitori, così da capire se necessario compiere un approfondimento, soprattutto in presenza di sintomi correlati al russamento o alle apnee, come lo scarso rendimento scolastico o l’iperattività».

Le linee guida sull’OSAS

«Credo che il ruolo dell’odontoiatra  sia dunque importante nella diagnosi di questa patologia, anche se poi, prima di passare alla terapia”, raccomanda Villa, «è necessario il coinvolgimento di altri specialisti. A partire dal pediatra, sino a quelli che operano nei Centri dedicati ai disturbi del sonno, affinché non si arrivi a fare soltanto la terapia ortodontica, per esempio, ma si prenda in carico il paziente nella sua globalità, con un approccio multidisciplinare».

Nel 2016, ricorda Villa, il Ministero della salute ha prodotto un documento, le “Linee guida nazionali per la prevenzione ed il trattamento odontoiatrico del russamento e della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno in età evolutiva” elaborate da un gruppo di esperti, coordinato dalla professoressa Antonella Polimeni, direttore del Dipartimento ad attività integrata testa-collo dell’Azienda Policlinico Umberto I di Roma.

«Le Regioni si stanno attrezzando, cercando di far rispettare questi dettami», spiega Villa, «che vanno dall’intercettazione del paziente, alla diagnosi corretta della patologia, per poi arrivare alle terapie più idonee messe in atto dall’ortodontista, dall’otorino e dal pediatra. Stanno nascendo solo ora dei Centri dedicati, perché il territorio è piuttosto sguarnito, anche sotto il profilo della culture e dell’approccio a questa patologia che se non trattata può portare a conseguenze molto gravi per la salute del bambino. Un bambino che respira male, che russa e ha le apnee, infatti, può andare incontro ad alterazioni di organi e funzioni molto importanti (aumento della pressione e disfunzioni cardiache, ridotta ossigenazione del cervello, in particolare della corteccia prefrontale, perdita significativa delle performance sia nell’ambito dell’attenzione, sia in quello della capacità di orientamento), sviluppando sintomi di iperattività e deficit di apprendimento che poi rimangono per sempre. A queste problematiche si sommano l’accumulo di peso, sindromi metaboliche e dunque complicanze serie che portano a una morbilità importante nel tempo, quando poi il bambino, cresciuto, sarà affidato al medico dell’adulto con un bagaglio di danni ormai consolidati».

Per questa ragione è fondamentale attuare una seria prevenzione, dice Villa. «L’odontoiatra, in particolare l’ortodontista, ha un compito molto delicato nel percorso di diagnosi di questa patologia che una volta individuata però», raccomanda Villa, “va trattata con un approccio multidisciplinare, secondo le linee guida ministeriali».

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