Ipossia, angiogenesi e vitalità pulpare

Ipossia, angiogenesi e vitalità pulpare

202
0
CONDIVIDI
Ipossia, angiogenesi e vitalità pulpare

L’embriogenesi dell’elemento dentale è rappresentata da una fine e regolata sequenza di processi precisi, che possono essere affrontati dal punto di vista biologico-biochimico e istologico. Uno dei procedimenti di maggiore interesse è l’angiogenesi pulpare: comprendere questa significa comprendere i processi di formazione e anche guarigione dei tessuti natii del dente. In più, è utile nella prospettiva – che piano piano sta diventando una realtà clinica – dell’ingegneria tissutale in odontoiatria e, guardando oltre ancora, nell’impiego medico delle cellule staminali di origine pulpare.

Durante lo sviluppo della gemma dentale, si attiva un processo di vasculogenesi. Endoteliociti di provenienza mesodermica invadono la papilla, durante la fase iniziale dello stadio a campana, quando questa ha assunto dimensioni di circa 200 μm. Nel periodo precedente, tra 100 e 200 μm, la diffusione dell’ossigeno risulta limitata: per questo, successivamente, è indispensabile all’accrescimento del tessuto assicurarsi una rete vascolare. Il fenomeno è stato osservato in vitro, dove si ripropone tale e quale. Non tutte le componenti del meccanismo sono state ancora chiarite.

Appare intuitivo, sulla base di quanto affermato, il fatto che l’ipossia possa ricoprire un ruolo stimolativo nel procedimento. È stato ipotizzato che cellule ipossiche possano rilasciare direttamente fattori proangiogenetici oppure agire indirettamente sulle cellule endoteliali circostanti. Non solo: l’ipossia sarebbe anche guida dell’angiogenesi nella polpa dentaria lesa. Lo stato infiamatorio a cui è sottoposta la polpa, principalmente a seguito dell’esposizione a uno stimolo batterico, conduce a uno stato di ipossia. La risposta cellulare (osservata in numerosi altri tessuti) consiste nel rilascio del fattore di trascrizione indotto dall’ipossia, HIF-1, il quale a sua volta stimola l’espressione di fattori di crescita (tra cui VEGF e PDGF-AB) e chemochine (ad esempio SDF1), oltre ai relativi recettori.

A livello delle cellule pulpari, inoltre, l’ipossia media una funzione paracrina di regolazione della stessa angiogenesi.

Composizione e concentrazione del “secretoma” pulpare, in realtà, varia in relazione a diverse condizioni di stress. In laboratorio, mimando una condizione ischemica più realistica, in cui oltre all’ossigeno vengono a mancare nutrienti, il rilascio di VEGF risulta ulteriormente stimolato.

In conclusione, si può pertanto affermare che il procedimento che conduce la formazione dei vasi, in un contesto embriogenetico e anche nel caso del dente formato, sia stato compreso in linea di massima. Restano invece da indagare appieno quei processi regolativi più fini e, da lì, applicarli alle più svariate esigenze cliniche, dalla rivascolarizzazione del dente in endodonzia, al reimpianto dell’elemento traumatizzato, alla realizzazione di scaffold in parodontologia e implantologia rigenerativa.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO