DM_il-dentista-moderno_Implantologia-nel-paziente-con-osteoporosi.

Nell’ambito dell’approccio alle patologie osteolitiche vi è oramai grande consapevolezza da parte degli implantologi per quanto concerne i pazienti – tipicamente le pazienti – in corso o in esito di trattamento con farmaci bifosfonati. Sono disponibili protocolli affidabili nella prevenzione – sostituzione del farmaco, lunghe coperture antibiotiche – e, qualora essa si renda necessaria, nelle gestione della complicanza più grave tra quelle contemplate, l’osteonecrosi dei mascellari connessa con la chirurgia implantare.

Quelle a cui si è fatto riferimento finora costituiscono eventualità meritevoli di grande attenzione e conoscenza da parte del clinico, ma comunque rare.

Si porti dunque l’attenzione su quella condizione endocrinologica comune che è la semplice osteoporosi, per la quale i bifosfonati rappresentano una fra le diverse opzioni terapeutiche. L’osteoporosi consiste in una perdita di massa ossea e in un deterioramento della microstruttura di tale tessuto (rarefazione dell’osso spugnoso e assottigliamento di quello corticale). Interessa tipicamente strutture poco corticalizzate come il collo del femore e l’estremità dell’omero (soprattutto se confrontate con il tratto diafisario), le vertebre e le coste, conduce a fragilità ossea e quindi a rischio di frattura.

Revisione della letteratura: implantologia nei pazienti con osteoporosi

Nel corso di quest’anno è stata pubblicata una revisione sistematica della letteratura su questa tematica (de Medeiros, International Journal of Oral and Maxillofacial Surgery, aprile 2018).

Partendo da una base di 582 fonti bibliografiche provenienti dalle banche dati Web of Science, PubMed, SciELO, and Cochrane databases, gli autori hanno screenato 30 lavori che rispondessero ai criteri di inclusione. Metà di questi sono stati esclusi dalla valutazione quantitativa e, dei 15 superstiti, 13 sono giunti alla valutazione qualitativa, dunque alla meta-analisi.

Gli outcome primari sono rappresentati dal tasso di sopravvivenza che, espresso nella forma del rischio relativo, risulta simile nei pazienti affetti da osteoporosi rispetto ai controlli, sia a livello dell’impianto (10 studi inclusi, P = 0.11) che del paziente (6 studi inclusi, P = 0.94).

L’outcome secondario consiste invece nel raffronto dei dati di perdita ossea perimplantare, valutato su un totale dei 80 casi e 49 controlli provenienti da 3 lavori. In questo caso, la meta-analisi ha rinvenuto una differenza di 0.18 mm (95% CI 0.05-0.30) in favore dei pazienti non osteoporotici, risultata statisticamente significativa (P = 0.005).

Dal punto di vista delle implicazioni cliniche, si può pertanto concludere che le attuali evidenze indirizzano a considerare il paziente con osteoporosi come sovrapponibile a quello sano in termini di sopravvivenza implantare, con un modesto incremento della perdita ossea attesa.

Riferimenti bibliografici

 

 

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