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Andrea Edoardo Bianchi

È quello di Andrea Edoardo Bianchi, 51 anni, milanese, Presidente Eletto della Società Italiana di Chirurgia Orale e Implantologia. Dal 2004 è Titolare dell’Insegnamento di Parodontologia presso il Corso di Laurea in Igiene Dentale dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, città dove esercita la libera professione nello studio un tempo del padre.

Tra i suoi sogni c’era la chirurgia generale, nel suo destino, invece, l’odontoiatria, una passione ereditata dal padre Canzio, medico condotto che alla fine degli anni ‘40, per motivi familiari, si trasferì in Sudafrica dove fu costretto a specializzarsi in odontoiatria e protesi dentale, poiché la laurea italiana non era allora riconosciuta nei paesi anglosassoni. Rientrato in Italia, decise di abbandonare la medicina generale per occuparsi a tempo pieno di quest’altra affascinante disciplina. Fu proprio nello studio del papà che Andrea Edoardo, allora ragazzino, iniziò a conoscere il mondo odontoiatrico e a innamorarsi del laboratorio odontotecnico annesso all’abitazione dove, racconta, «vedevo bollire pentoloni di cera e pulivo l’alginato dai porta impronte utilizzati da mio padre nello studio». La passione per le attività manuali tecnico-scientifiche iniziava a prendere forma. Dopo il liceo scientifico, frequentò il Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia che portò a termine nel 1984. Fu proprio in quell’anno che Andrea Edoardo dovette iniziare a frequentare lo studio del padre che nel frattempo si era ammalato gravemente. Ma la sua passione era la chirurgia. Tentò così di accedere alla specializzazione in Chirurgia Maxillo-Facciale, ma non ci riuscì. Fu ammesso, invece, alla Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale che concluse con successo, appassionandosi sempre più di questa meravigliosa branca della medicina.

Quando ormai aveva abbandonato l’idea della specializzazione in Chirurgia Maxillo-Facciale, ma nel contempo era entrato in contatto con il mondo dell’implantologia e aveva iniziato a pubblicare articoli scientifici nell’ambito dell’istomorfologia osso-implantare, venne a sapere da un collega che all’Istituto Stomatologico Italiano presto ci sarebbe stato il concorso per la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Maxillo-Facciale. I posti disponibili erano cinque. Questa volta le cose andarono per il verso giusto. All’Istituto Stomatologico Italiano, sede allora della Scuola di Specialità, Bianchi ebbe la fortuna di conoscere e di lavorare al fianco del professor Pini, del professor Pignataro, ma soprattutto del professor Brusati che, dice, «annovero tra i miei grandi maestri». Anche grazie al nuovo ordinamento che prevedeva una maggior presenza degli studenti nei reparti, ebbe l’opportunità di esercitare la chirurgia maxillo-facciale nella degenza dell’I.S.I. e frequentare il reparto di Parodontolgia nelle ore pomeridiane. Specializzatosi nel 1994 in Chirurgia Maxillo-Facciale con una tesi squisitamente biologico-biomaterialistica continuò lo studio e la ricerca in questo ambito e nel 1998 conseguì il Master in Biomateriali e Ricerche Biomediche presso il Centro Interuniversitario di Ingegneria dei Materiali Biomedici. L’interesse per la Parodontologia e l’Implantologia diventò in questi anni primario. Dal 1999 è Responsabile del Reparto di Parodontologia e Implantologia II presso l’Istituto Stomatologico Italiano di Milano. Nello stesso anno pubblica in tre lingue il volume «Implantologia e Implantoprotesi: basi biologiche, biomeccanica e applicazioni cliniche» con la casa editrice UTET Scienze Mediche di Torino per la quale è anche, in quegli anni, Direttore Scientifico della rivista «Implantologia Orale». Nel 2002 è vincitore dell’European Prize «New Concepts in Oral Rehabilitation Based on Osseointegration». Relatore nazionale e internazionale, autore di più di 100 pubblicazioni scientifiche, Bianchi è Socio Attivo della Società Europea di Chirurgia Orale con board dell’EFOSS, Socio Attivo Società della Italiana di Osteointegrazione, nonché Presidente Eletto della Società Italiana Chirurgia Orale e Implantologia.

Professor Bianchi, una carriera professionale segnata da una grande passione…

Sì, anche se in realtà la mia vita è contrassegnata da due grandi amori: la chirurgia e la passione per il mare. Amo entrambi i mondi, così diversi tra loro, forse anche un po’ antitetici, ma che tutto sommato hanno qualcosa in comune: richiedono grandi capacità decisionali. In mare come in questa professione bisogna sapere prendere le decisioni giuste, al momento giusto…

Non tutti i colleghi della sua età hanno avuto la fortuna di frequentare uno studio odontoiatrico alla fine negli anni ‘60, seppur da giovane spettatore: oggi sta forse vivendo una seconda vita professionale?

Se è per questo, forse anche una terza e una quarta… la professione odontoiatrica è in continua evoluzione. Oggi poi il nostro è diventato più che mai un lavoro di squadra per il quale è richiesta attenzione all’evoluzione delle tecniche e alle innovazioni e una grande capacità di dialogo anche con il paziente che ha bisogno di interagire con un professionista in grado di farsi carico di tutte le sue problematiche, approntando un piano di trattamento comunque sostenibile.  Questo l’ho imparato da mio padre, dalla sua passione di medico condotto che si è riversata in un entusiasmo a esercitare l’attività odontoiatrica. Un modo di rapportarsi con il paziente che portò con sé a Milano nel 1952, quando rientrò specialista dal Sud Africa e divenne uno dei primi associati dell’allora AMDI di Milano. Sin da bambino ho respirato quest’aria: conservo sul diafanoscopio il suo distintivo in metallo smaltato, con un numero associativo a due cifre! Anche lo studio in cui esercito è ancora quello originario di mio padre dove annessa c’era anche la nostra abitazione, ora divenuta parte operativa dello Studio Associato che mi posso vantare vive nella stessa sede da oltre 50 anni. La stanza dove giocavo da piccolo, ora, casualmente, con la ristrutturazione del 2000, è diventata la sala operatoria per la mia attività professionale. Talvolta mi auguro che mio figlio Federico Canzio possa seguire le nostre orme come terza generazione di odontoiatri: anche lui ama il mare e spesso mi accompagna ai congressi o agli appuntamenti associativi della SICOI dimostrando interesse per la chirurgia.

A proposito, com’è giunto alla SICOI?

Sono convinto che a un certo punto della vita scientifica e professionale sia necessario cercare una casa dove condividere con altri specialisti del settore l’interesse per la disciplina. Sono nato come chirurgo, dunque da subito ho preferito una società che esprimesse una visione a 360 gradi, che come un cappello dalle larghe falde riuscisse a coprire più ambiti chirurgici in odontostomatologia. Ho iniziato a far parte della Società Italiana di Chirurgia Orale (SICO) come socio ordinario, per poi divenirne socio attivo. Fui accolto con grande semplicità e rispetto da grandi personaggi come Covani e Grassi che da sempre mi hanno supportato. Ricordo anche che dovetti presentare ben sette casi nelle discipline chirurgiche orali più importanti, per diventare socio attivo, ma che alla prima tornata i miei casi non furono ritenuti tutti idonei: ci dovetti riprovare per raggiungere l’obiettivo, ma questo mi diede il polso dell’integrità della società stessa. La serietà di una società scientifica si evince anche da questi particolari, dal sapore di una conquista non sempre facile. In seguito, entrai a far parte del direttivo: divenni prima tesoriere e poi vice-presidente. Sono grato a tutte le persone che hanno creduto in me, in particolare al mio caro amico Roberto Cornelini che mi ha voluto come suo Presidente Eletto.

Foto del direttivo SICOI 2009-2010 al momento dell’insediamento: da sinistra il segretario Roberto Mazzanti, il presidente Roberto Cornelini, il presidente eletto Andrea Edoardo Bianchi, il vice presidente Roberto Barone e il tesoriere Mauro Bovi.

 

Che ricordi ha di Roberto Cornelini?

Con Roberto condividevo la vita scientifica della società, ma anche molti momenti ludici, nonostante vivessimo distanti: lui a Rimini io a Milano. I nostri figli, infatti, Federico e Alessandro, quasi coetanei erano nel tempo diventati amici: questo ci ha permesso di rafforzare la nostra unione e dividere tutti insieme giorni di ferie e pratiche sportive. Durante l’anno, invece, avevamo preso l’abitudine di sentirci ogni mattina per valutare insieme quotidianamente gli obiettivi della società. Ricordo ancora la sua irruenza, il modo in cui riusciva a essere entusiasta e coinvolgente in ogni aspetto della vita scientifica e societaria. Era soprattutto una persona schietta e sincera, un vero amico, ma anche un grande ricercatore e specialista dell’implantologia. Lo scorso ottobre è uscito un suo libro, scritto insieme a Covani e Wilson. È un testo che tratta del problema della riduzione dei tempi di trattamento in implantoprotesi: in questo volume, già edito in italiano e in inglese dalla Quintessenza, questi maestri sono riusciti a codificare in modo didattico quello che gli odontoiatri più capaci sanno fare, ma non sempre spiegare.

La scomparsa improvvisa di Cornelini, come è stata affrontata sul piano pratico? 

Il nostro vice-presidente, Antonio Barone, con grande fermezza e capacità è riuscito a prendere in mano le redini della società, anche grazie all’aiuto degli altri membri del direttivo come il tesoriere Mauro Bovi e il segretario Roberto Mazzati, coadiuvati anche dal sempre attivo Past President Francesco Scarparo, persona che conosce molto bene la SICOI e illuminata circa gli equilibri istituzionali e associativi in ambito nazionale. In questo modo io posso continuare a tessere il mio programma scientifico per il 2011-2012. Tutti insieme stiamo comunque cercando di ultimare la complessa trama che Roberto nella sua ecletticità aveva già tessuto. In particolare, ci stiamo preparando all’appuntamento SICOI-AIOP insieme a Gaetano Galesini, Presidente dell’Associazione Italiana di Odontoiatria Protesica, con il quale realizzeremo, anche grazie all’aiuto di Testori, il nostro prossimo congresso a Riccione in aprile. Questo evento coinvolgerà per la prima volta oltre ai chirurghi, i protesisti e gli odontotecnici, con una voce fuori campo, quella del paziente che potrà intervenire nell’auditorium circa il piano di trattamento proposto.

Professor Bianchi, nella sua vita professionale c’è anche l’Università: com’è giunto all’insegnamento?

Nel 2003 ho iniziato a collaborare con il Professor Enrico Gherlone, Presidente del Corso di Laurea per Igienisti Dentali all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che con l’avvio del neo corso di studi mi ha dato la possibilità di diventare Titolare dell’Insegnamento di Parodontologia allo stesso Ateneo. È un incarico che ho accolto con grande piacere, visto che mi ha permesso di trasmettere agli altri la mia esperienza e le mie conoscenze nate anche dal confronto con la sua accreditata scuola; Grazie all’intuizione e all’entusiasmo didattico proprio del Direttore stesso abbiamo istituito anche al San Raffaele un Corso post-universitario in Chirurgia Implantare accreditato ECM, che a oggi è divenuto un appuntamento annuale consolidato, con lezioni frontali tenute dai più grandi professionisti in ambito chirurgico, parodontale e implantologico e un seminario pratico di tre giorni su particolari manichini per mettere in atto gli insegnamenti impartiti. Inoltre, all’Università Vita-Salute San Raffaele si sta provvedendo a un ampliamento della Clinica Odontoiatrica, diretta proprio dal Prof. Gherone, grazie all’opportunità di utilizzare nuovi spazi didattici e clinici che aprirà nuove prospettive universitarie in termini sia di offerta di corsi di laurea, sia di scuole di specializzazione. Tali progetti senz’altro mi vedranno coinvolto in prima persona dandomi nuovamente una grande opportunità di ulteriore crescita.

Cos’è oggi per lei l’implantologia?

Lo studio sui biomateriali circa la loro interazione con l’organismo mi ha permesso di avere una visione più completa delle problematiche implantologiche, anche attraverso un filtro dettato dalla biomeccanica implantoprotesica. Per chi come me è giunto all’implantologia partendo da lontano, diciamo dalla chirurgia generale, è abbastanza naturale compiere delle riflessioni in questo ambito. Oggi, sono convinto più che mai che l’implantologia non sia solo figlia della chirurgia, ma anche della parodontologia: l’attenzione allo stato di salute o di malattia del cavo orale, la cura dello stesso attraverso il lavoro propedeutico alla diagnosi in sinergia con la professionalità degli igienisti e il re-call dei pazienti che solo operatori istruiti in questo senso ci possono garantire, nonché le più sofisticate tecniche chirurgiche di chirurgia plastica mucogengivale applicate ai tessuti molli perimplantari determinano il vero successo e non solo la sopravvivenza di un impianto. Questo infatti è condizionato dalla salute dei tessuti molli che rappresentano, per così dire, la guarnizione naturale a questi presidi biotecnici deputati a supportare il carico protesico.

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