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È questo lo scenario tratteggiato da Roberto Ferro, bassanese d’adozione, 54 anni, direttore del Centro Regionale Veneto specializzato per lo studio,

la prevenzione e la terapia delle malattie oro-dentali e dell’U.O.A.
di Odontostomatologia dell’Ulss 15 dell’Alta Padovana, nonché Presidente della S.I.O.I. per il biennio 2010-2011.

«Da piccolo volevo diventare uno scienziato, da grande ho imparato ad amare la scienza che del dubbio si nutre e per la gente è il fine».

Queste parole sono di Roberto Ferro, presidente della Società Italiana di Odontoiatria Infantile per il biennio 2010-2011, tratte dalla prima pagina di un libro che nel 2003 scrisse insieme a Laura Strohmenger: «Odontoiatria di comunità. Dalla prevenzione della carie alla promozione della salute orale». Un pensiero che bene sintetizza il suo approccio all’odontoiatria, ma anche la sua filosofia di vita.  Nato nel 1956 a Cittadella, in provincia di Padova, Ferro giunge a occuparsi di odontoiatria dopo una lunga riflessione, iniziata al quarto anno del corso di studi in medicina. Dopo avere frequentato da studente tutti i reparti, capisce che la specializzazione in Odontostomatologia gli avrebbe permesso di costruirsi una professione autonoma, di continuare a respirare quell’aria di libertà che conosceva bene, essendo figlio di imprenditori. Così, dopo la laurea, il servizio militare come sottoufficiale medico, la specializzazione, il tirocinio pratico in chirurgia maxillo-facciale dal Professor Camillo Curioni a Vicenza, spinto dalla sfida di veder nascere proprio nella sua cittadina un’Unità Operativa di Odontostomatologia, inizia proprio da Cittadella la sua avventura professionale dove, nel locale nosocomio, gli viene affidato il compito di fare qualcosa di originale, di utile per la collettività.

Fu così che Ferro, a partire dalla metà degli anni ‘80, inizia a occuparsi di prevenzione della carie nei bambini delle scuole elementari.

Le scolaresche, ricorda Ferro, passavano un’intera mattinata negli ambulatori del servizio odontoiatrico: i bambini venivano visitati, sottoposti all’applicazione del sigillante occlusale sui primi molari permanenti sani e formati sulle pratiche di igiene orale quotidiana. Un lavoro complesso, articolato, unico in Italia che portò buoni frutti.

Tuttavia, se è vero che la scienza si deve nutrire del dubbio, Ferro non si accontenta dei risultati entusiasmanti ottenuti nel tempo. I dati riferiti alla popolazione sottoposta ai programmi di prevenzione, ricorda Ferro, erano infatti sovrapponibili a quelli dei gruppi che non avevano beneficiato di alcun trattamento.

Questo significava che il miglioramento della salute dentale tra i bambini era imputabile soprattutto al cambiamento degli stili di vita e in particolare all’abitudine all’igiene orale quotidiana: cioè agli stili di vita promossi su larga scala dai mass-media che lavorando per l’industria del settore (cioè dei dentifrici e degli spazzolini) hanno funzionato come amplificatore del messaggio preventivo di solito confinato tra le pareti dello studio odontoiatrico.

Nel frattempo, Ferro diviene direttore del Centro Regionale Veneto specializzato per lo studio, la prevenzione e la terapia delle malattie oro-dentali e dell’Unità Operativa Autonoma di Odontostomatologia dell’Ulss 15 dell’Alta Padovana di cui oggi cura, in qualità di direttore e relatore, anche i Corsi Pratici di Ortodonzia Clinica. Nel biennio 2001-2002 è stato Presidente dell’European Association Dental Public Health (EADPH), poi, cofondatore della SOOCMFOT (Sodalizio degli odontoiatri, degli odontostomatologi, dei chirurghi maxillo-facciali ospedalieri del Triveneto) di cui è stato Segretario, cofondatore e co-presidente dello steering group della IADPH (Italian Association Dental Public Health).

Roberto Ferro è anche coautore e autore di numerose pubblicazioni scientifiche, oltre che di una monografia e di un testo scientifico su argomenti di cariologia, epidemiologia della carie, odontoiatria preventiva e di comunità e ortodonzia.

Titolare dell’insegnamento di Cariologia al CLOPD e di Odontoiatria Preventiva e di Comunità presso il CLID dell’Università di Padova, ha ricoperto più volte il ruolo di professore a contratto di Odontoiatria Infantile e di Comunità in diverse sedi universitarie italiane. Relatore a congressi nazionali e internazionali e autore di numerose comunicazioni scientifiche in Italia e all’estero, ha partecipato alla stesura delle linee-guida italiane per la prevenzione della carie in qualità di membro della Società Italiana di Odontoiatria Infantile (SIOI), di cui è presidente per il biennio 2010-2011.

Dottor Ferro, cos’è per lei oggi la prevenzione?

È insegnare e motivare i bambini a lavarsi i denti due volte al giorno impiegando un dentifricio al fluoro. 

È questa la prevenzione: nulla di più. L’ho capito nel mio Veneto con il progetto «Città murata»: un’iniziativa che ha coinvolto genitori e bambini in età scolare e che mi ha insegnato molto su come affrontare la carie. L’ho anche scritto in un libro di cariologia per l’odontoiatra pediatrico di prossima pubblicazione, «Quante, quali e come cureremo la carie nei prossimi anni».

Ho voluto scrivere un testo agile e breve che spiega perché la carie sta scomparendo.

Il libro contempla anche una seconda parte, consultabile online, che sarà aggiornata costantemente.

Perché dunque sta scomparendo la carie?

Nella storia la carie è stata innanzitutto una malattia che si è manifestata in modo molto diverso da come l’abbiamo conosciuta in questi ultimi decenni. Era una patologia poco diffusa. Poi, con l’introduzione nell’alimentazione dei carboidrati raffinati, si sviluppò quella che io ho chiamato la «pandemia cariosa» e che ha avuto il suo apice nel mondo industrializzato negli anni ‘60.

A partire dagli anni ‘70, è incominciata a diminuire, sino a essere oggi nei bambini del mondo occidentale, specie tra quelli appartenenti a classi sociali medio-alte, quasi scomparsa grazie ai nuovi stili di vita e all’uso dei dentifrici al fluoro. 

Come sarà l’odontoiatria di domani?

Il domani è già qui perché lo stiamo intravedendo sempre più chiaramente giorno dopo giorno. Solo 10 anni fa il nostro mondo era completamente diverso da quello attuale, quando eravamo in pieno boom «implantologico».

Già oggi tra la popolazione possiamo distinguere due gruppi: un primo gruppo costituito da pazienti di età superiore ai 40 anni che si sottopone a riabilitazioni estremamente sofisticate e costose; un secondo gruppo rappresentato dalle nuove generazioni, invece, che conosce a mala pena la carie e che si limita, vieppiù, a semplici controlli periodici e al miglioramento dell’estetica dentale e facciale.

Lo scorso febbraio, in qualità di presidente per il biennio 2010-2011, ha aperto l’ultimo congresso della S.I.O.I.. Di cosa si è parlato? 

Il 5 e 6 febbraio abbiamo accolto, a Cittadella, ben 540 odontoiatri. È stato un successo.

Il professore Damaso Caprioglio, per me uno dei padri dell’odontoiatria infantile italiana, ha tenuto una bellissima Lectio Magistralis sulla traumatologia dentale e l’etica.

La professoressa Alessandra Majorana ha parlato delle lesioni delle mucose orali del bambino. Nel pomeriggio, abbiamo affrontato argomenti pratici, come l’anestesia locale nel bambino, grazie alla relazione del professore Edoardo Stellini, ma anche una riflessione su «Quante e quali carie cureremo nel bambino nei prossimi anni» curata dal dottor Gugliemo Campus. Il dottor Sergio Mazzoleni ha parlato dell’ozono-terapia nel bambino, mentre il dottor Maurizio Bossù ha trattato il tema dell’Endopedodonzia del dente deciduo e del permanente immaturo. 

Abbiamo concluso la giornata con una splendida relazione del dottor Dott. Enzo Di Vera: «Essere specialisti per esseri «speciali», l’approccio psicologico al bambino e ai genitori da parte del dentista e del proprio staff».

Il giorno seguente si sono tenuti 5 workshop: la dottoressa Claudia Caprioglio, insieme ai dottori Luigi Paglia, Marina Vitale e Giovanni Olivi, hanno trattato l’odontoiatria minimamente invasiva. «L’ergonomia dell’approccio nel paziente in età evolutiva» è stato l’oggetto di intervento del dottor Domenico Tripodi, «La sedazione cosciente inalatoria nel bambino», invece, quello della dottoressa Sara Arcari. 

Il dottor Piero Altieri ha parlato della «Riabilitazione protesica in odontoiatria infantile», mentre il sottoscritto del «fare odontoiatrico in dentatura decidua».

Qual è la principale lezione che ha imparato dalla sua esperienza professionale? E di questo sapere, cosa desidererebbe trasmettere oggi ai giovani? 

In Italia ci sono regioni come il Veneto, dove gli indici di salute dentale sono del tutto sovrapponibili a quelli del nord Europa, dove esiste un’Odontoiatria pubblica radicata da oltre mezzo secolo che si dedica precipuamente alla prevenzione delle malattie dentali del bambino.

Questo dato deve farci riflettere su come destinare le risorse nel futuro. Parlare di prevenzione è giusto, ma è anche spesso una moda culturale autoreferenziale.

Sembra infatti che la prevenzione ci regali l’immortalità, ma ahimè non è così.

A me piace ricordare quanto insegna il Prof. Umberto Veronesi quando scrive «Non siamo colpevoli delle nostre malattie, ma siamo, almeno in parte, responsabili della nostra salute; la chiave della moderna prevenzione sta negli stili di vita, ovvero nelle scelte che compiamo ogni giorno per salvaguardare il nostro benessere fisico (e psichico)».  Riguardo alla carie è un consolidato scientifico come essa sia una malattia sociale, la cui prevalenza cioè dipende dalla classe sociale di appartenenza dell’individuo.

La carie, infatti, si sta concentrando nel mondo infantile in un sottogruppo della popolazione, rappresentato da soggetti a reddito basso-bassissimo (spesso nei bambini immigrati di prima generazione) dove, al contrario che nel resto della popolazione, viene praticata una scarsa igiene orale.

Come anche incoraggiato dall’OMS in una prospettiva pubblica c’è una grande opportunità istituzionale per diffondere nella popolazione stili di vita utili alla salute orale attraverso la scuola e in particolare quella dell’infanzia. Sono convinto che un coinvolgimento del mondo della scuola sia di gran lunga più fattibile, vantaggioso ed economico che investire in strutture sanitarie di odontoiatria pubblica.

Insegnare ai bambini a «lavarsi i denti due volte al giorno con dentifricio al fluoro», fin dai primi anni di vita, è la via maestra per crescere e mantenere una popolazione sana da un punto di vista odontoiatrico. Sigillanti occlusali resinosi, integratori al fluoro valgono quel che valgono se non sono preceduti e confortati dall’acquisizione di stili di vita congrui e coerenti.

Questo è il mio credo nell’ambito della prevenzione dentale, confortato non solo dalla letteratura scientifica internazionale, ma anche dalla mia esperienza diretta sul campo che data 5 lustri.

Vorrei finire con una battuta: della scienza che del dubbio si nutre e per la gente è il fine, questo mio modo di fare prevenzione, sia per il singolo che la comunità intera, è invece una salda certezza. 

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