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L’inserimento di un impianto con un torque adeguato è un requisito fondamentale ai fini della stabilità primaria. Un valore idoneo può attestarsi normalmente nell’intervallo fra i 25 e i 45 Ncm, con differenze legate alla tipologia di osso, variabile questa legata in primo luogo alla posizione. Secondo la classificazione di Misch, infatti, la massima densità ossea (D1) si riscontra a livello della zona anteriore della mandibola. Al contrario, l’osso maggiormente poroso (D4) risulta essere quello della regione posteriore del mascellare. Va aggiunto che un osso fortemente corticalizzato presenta elementi di criticità, sia in termini biologici che meccanici, ai fini dell’impiego implantare.

Un torque sufficientemente elevato previene quei micromovimenti che possono indurre l’incapsulamento fibroso della fixture, condizione di fallimento detta anche fibrointegrazione.

É noto poi che il fattore traumatico iniziale determinato dall’inserimento dell’impianto si risolve in un graduale processo di guarigione che porta alla corretta osteointegrazione. Dall’altra parte, un torque di inserzione eccessivo può indurre l’insorgenza di microfratture e necrosi ossea, con una perdita in fase iniziale che supera quanto normalmente ci si attende. In questo senso si ritrova concordanza per quanto riguarda i rilievi radiografici, istologici e istomorfometrici. È stato recentemente evidenziato tramite indagine multiscala che nel caso in cui il sito venga sottopreparato e l’impianto inserito a torque elevato, si verrebbe a costituire un doppio layer di osteociti necrotici o in fase pre-necrotica.

Torque e osteointegrazione: valori limite e conseguenze

In contrasto con la credenza clinica diffusa che un alto torque di inserimento faciliti la sequenza biologica che porta all’osseointegrazione, le evidenze più recenti inducono a pensare che un valore superiore ai 50 Ncm, pur non rappresentando effettivamente un ostacolo, sia però potenzialmente dannoso ai fini del mantenimento del livello osseo perimplantare. Va comunque ribadito che un torque idealmente superiore ai 32 Ncm rimane necessario a garantire la stabilità primaria, a maggior ragione in caso di carico immediato.

Al fine di scavalcare tali problematiche e di assicurare ripetibilità nei risultati clinici, sono state proposte delle nuove metodiche nella chirurgia implantare. Ad esempio, l’impiego di protocolli semplificati nella preparazione del sito sembra favorire pattern di osteointegrazione uniformi. Impianti più larghi inseriti a torque maggiore assicurano buoni risultati in termini di bone-to-implant contact (BIC) e di stabilità secondaria, ma possono presentare ritardi di guarigione a causa della necrosi del tessuto osseo. Interessante poi il fatto che impianti inseriti con torque pari a 0, 30 e 70 Ncm e guariti in posizione sommersa abbiano fornito dati simili a 4 mesi in termini di osteointegrazione. Un possibile obiettivo dei futuri protocolli chirurgici potrebbe pertanto essere l’inserimento passivo di un impianto a torque controllato.

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