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Chi ha detto che la Legge non è uguale per tutti? Esiste un istituto giuridico che, come la tristemente famosa “livella” di Totò, non conosce politici, professionisti, impiegati e operai: la prescrizione.

La rettitudine morale dei lettori de “Il Dentista Moderno” è cosa nota, ma alzi la mano chi, almeno una volta nella propria carriera, non abbia temuto una convocazione dal proprio Ordine di appartenenza, magari anche solo per difendersi da pazienti che, sollevatisi insoddisfatti dalla poltrona, minacciavano querele ed esposti. Orbene, si sappia che l’art. 51 del D.P.R. 221/1950 è chiaro in tal senso: “L’azione disciplinare si prescrive in cinque anni.” E può accadere, seppur raramente, che quel lungo termine previsto non riesca a essere rispettato dalla Commissione competente. In un momento quale quello odierno, dove l’ultima novità normativa vuole la menzione e pubblicizzazione sull’Albo accanto al nominativo dell’iscritto della relativa “carriera disciplinare”, ogni giorno trascorso potrebbe essere ristoratore di uno sporcato candore.

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