61. Leucoplachia ad aspetto verrucoso della mucosa linguale.
Nell’ambito delle lesioni trofiche del cavo orale, la leucoplachia (o leucoplasia, letteralmente “placca bianca”) rappresenta la più comune lesione bianca oltre che la più comune fra le lesioni potenzialmente maligne, in altre parole le precancerosi. Va subito chiarito che si tratta comunque di una condizione relativamente rara in senso assoluto, con una prevalenza stimata al di sotto dell’1% e un rischio annuale di cancerizzazione pari al 2-3%. Trattandosi di un quadro clinico comunemente asintomatico o con ridotta sintomatologia dolorosa o urente, interessante aree localizzate della mucosa orale, è abbastanza normale che il paziente scelga di rivolgersi all’odontoiatra o di riferire la cosa durante una visita di routine. Allo stesso modo, quando non notata dal paziente, è probabile che sia appunto l’odontoiatra a identificare la formazione in occasione di un normale controllo. L’odontoiatra è in effetti lo specialista di riferimento per le condizioni che interessano il cavo orale nella sua interezza ma, allo stesso tempo, la diagnosi e il trattamento di tali patologie non rientrano, di norma, nella sua pratica clinica quotidiana. In tali casi, a fronte di un ragionevole sospetto clinico, il professionista sceglierà di fare riferimento, per esempio, a un collega maggiormente esperto in ambito di patologia orale o a un centro specializzato in queste patologie, che raccolga competenze multispecialistiche.
Partendo da tali presupposti, pare interessante condividere in breve i punti salienti di una guida alla diagnosi delle leucoplachie, specificamente indirizzata all’odontoiatra generalista, recentemente pubblicata da Carrard e van del Waald su Medicina Oral, Patología Oral y Cirurgía Bucal.
Riprendendo l’aspetto epidemiologico, al fine di fornire un criterio clinico-anamnestico, è difficile osservare lesioni leucoplachiche nel corso delle prime due decadi vita. La distribuzione tra i sessi è simile e, anche in questo senso, il dato più importante è la frequente correlazione all’abitudine al fumo. L’aspetto etnico risulta indifferente. Poco significativo è l’aspetto professionale – è stata riscontrata una qualche correlazione per quanto riguarda i soffiatori di vetro – e moderatamente maggiore è il quadro anamnestico remoto, che comprende, al di là di pregresse diagnosi di leucoplachia, forme di genodermatosi, sifilide e HIV. È comunque presumibile che pazienti di questo tipo siano già sotto il controllo di altro specialista.
La definizione e la caratterizzazione della lesione sono in buona sostanza cliniche. La conferma diagnostica definitiva attiene però all’indagine istopatologica, che è sempre indicata. I fattori predittivi di cancerizzazione sono in effetti descrittivi – dimensioni, sede, sottotipo clinico – e anche istopatologici: alla diagnosi di displasia epiteliale possono essere infatti essere aggiunte varie tecniche molecolari.
La distinzione primaria è fra leucoplachie omogenee e non. Nel primo caso, la lesione è omogeneamente bianca, piana o lievemente
grinzosa. Nel secondo caso, il colore risulta difforme fino al quadro di leucoeritroplachia, mentre sulla base dell’aspetto possono essere anche essere distinte sottotipi stazioni come quella verrucosa. Le leucoplachie non omogenee sono variamente esposte a un rischio più elevato di trasformazione.
Il testo fornisce poi alcune indicazioni pratiche utili alla diagnosi differenziale con alcune delle più comuni fra le altre lesioni bianche. Verranno fatti due esempi particolarmente significativi.
Lichen planus: principale alternativa tra le precancerosi da “troppo bianco”. È più comunemente bilaterale e meno strettamente fumo-correlato. Ciò detto, alcune forme di lichen a placca possono risultare molto simili a leucoplachie, così come le leucoplachie non omogenee possono essere confuse con forme ad esempio atrofico-erosive di lichen. Alle volte addirittura l’aspetto istologico semplice non è chiarificatore, per cui vengono addizionate tecniche come l’immunoistochimica.
Leucoedema: interessante di norma la mucosa geniena, il colore vira al rosa con la distensione. La diagnosi è pertanto in sostanza esclusivamente clinica.
Riferimenti bibliografici

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here