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DM_il dentista moderno_agenesie dentarie_implantologia

Nel corso degli anni si è assistito a una riduzione della diffusione della patologia cariosa nell’infanzia e nell’adolescenza. Ciò è da addurre in gran parte alla messa a punto di protocolli semplici di prevenzione (ad esempio la sigillatura dei solchi e delle fossette dei molari permanenti), diffuse da una parte attraverso politiche sanitarie quali le Linee Guida ministeriali, dall’altra grazie all’accresciuta consapevolezza da parte di larghe fasce della popolazione. Oggigiorno, difficilmente una lesione cariosa destruente rappresenta la causa della perdita di un elemento nella suddetta fascia d’età. Tale esito va ricondotto più spesso a importanti traumi, che sono comunque eventi rari e in molti casi non predicibili (metodiche preventive sono comunque state adottate, come dimostra la diffusione dei paradenti nella pratica sportiva).

Nella maggior parte dei casi, comunque, la pianificazione di una riabilitazione implanto-protesica in un soggetto subadulto segue a una causa congenita, ovvero ad un’agenesia, singola o multipla. Il settore frontale è frequentemente interessato, tanto che, se non si considerano i terzi molari, le agenesie più comuni riguardano l’incisivo molare superiore e i premolari inferiori. Al di là delle considerazioni estetiche, la mancanza di un elemento in tale area predispone con facilità allo sviluppo di una porzione ossea carente a fini implantari. Un aspetto fondamentale riguarda il trattamento dell’incisivo deciduo. L’estrazione precoce dell’elemento favorisce un riassorbimento di cresta pari al 25% nei primi 3 anni e di un ulteriore 4% nei successivi 3. La riabilitazione vede di solito l’impiego di minimpianti, per cui non è detto che la quota di tessuto duro sia necessariamente insufficiente; è più probabile che venga invece condizionato negativamente l’aspetto del profilo di emergenza. Per questo motivo, si sceglie spesso di mantenere il deciduo in arcata in vista del termine della fase di crescita. Ciò tuttavia può favorire l’anchilosi dello stesso dente: nel caso in cui tale complicanza si presenti precocemente, questa potrebbe condizionare in maniera assai peggiore la crescita dell’osso alveolare. Verranno pertanto vagliate terapie quali la decoronazione, ma anche l’estrazione. In quest’ultimo caso, lo sviluppo vestibolo-linguale potrà essere salvaguardato per via ortodontica, mesializzando il canino per poi ricreare lo spazio in un secondo momento. Qualora si scelga di evitare tale opzione, saranno comunque attuabili le comuni metodiche di bone augmentation e di gestione dei tessuti molli in caso di edentulia singola.

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A questo punto, trovatosi a fine crescita, il clinico potrà valutare se procedere immediatamente con la riabilitazione implantare od osservare un ulteriore periodo di attesa. Potrà inoltre riservarsi la possibilità di intervenire sul sito, che ora risponderà in maniera differente rispetto al periodo dello sviluppo.

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