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In linea di massima, la frattura di impianto costituisce una complicanza non comune ma comunque degna di essere contemplata. Nell’incipit del suo studio, Lee (Clinical Implant Dentistry 2018) sottolinea come in ogni caso la frattura di impianto rappresenti una delle cause principali di fallimento e conseguente rimozione di un impianto. I dati epidemiologici citati appaiono però ridotti e parzialmente contrastanti – frequenza tra francamente ridotta (1.5% massimo) a relativamente alta (7.4%) – e pertanto meritevoli di aggiornamento, anche in virtù della mancata combinazione con i fattori causali.

Frattura di impianto dentale:fattori che possono causarla

Il quadro può essere causato da fattori diversi – biologici, meccanici, tecnici – che possono anche combinarsi tra loro. I principali sono:

(1) fattori legati al paziente (parafunzioni, perimplantite)

(2) design protesico imperfetto, soprattutto dal punto di vista dell’occlusione

(3) struttura implantare insufficiente a sostenere la sovrastruttura protesica

(4) sovraccarico a fronte di perdita di osso marginale.

Il già citato studio fornisce una prospettiva di follow-up a lungo termine (9 anni), a origine multicentrica, al fine di indicare l’incidenza della frattura di impianto e inquadrare i pattern più ricorrenti con i quali si presenta la frattura.

L’indagine retrospettiva copre il periodo gennaio 2007 – dicembre 2015, con il baseline posto alla consegna del manufatto protesico definitivo. Partendo da un totale di 19 087 impianti in 8501 pazienti (7838 maschi e 663 femmine), sono stati identificati 623 casi di fratture di impianto in 557 pazienti. 531 di questi sono stai esclusi in quanto avvenuti in fase precoce di osseointegrazione. Dei 92 rimasti, altri, 11 non hanno soddisfatto i criteri di inclusione e altrettanti non riportavano un follow-up soddisfacente. Lo studio ha quindi considerato un campione finale di 70 impianti, appartenenti a 9 sistematiche diverse, in 57 pazienti (50 maschi e 7 femmine). Non sono riportate differenze statisticamente significative per quanto riguarda sesso ed età del paziente, lunghezza e diametro dell’impianto e sede della riabilitazione impianto-protesica.

Valutazione clinica della frattura di impianto

Sono stati definiti 3 pattern clinici di frattura diversi:

  • il tipo I corrisponde a una linea orizzontale o verticale a livello iuxta o pericrestale;
  • il tipo II a una frattura verticale sottocrestale e il tipo III a una frattura orizzontale sottocrestale;
  • il tipo II è stato quello più comunemente osservato (38 casi, pari al 54.3% del totale), seguito dal tipo I (n=27, 38.6%) e dal tipo III (n=5, 7.1%).

Anche in questo caso non sono state riconosciute correlazioni con fattori legati a paziente, impianto o protesi. Risulta invece statisticamente significativa la correlazione con la perdita di osso marginale, suggerendo come la frattura dell’impianto possa essere inclusa tra le possibili complicanze della perimplantite.

Riferimenti bibliografici

Incidence and pattern of implant fractures: A long-term follow-up multicenter study Source: Clinical Implant Dentistry and Related Research [1523-0899] Lee, Jae-Hong yr:2018 vol:20 iss:4 pg:463 -469

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