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Le recessioni isolate possono costituire ragione di inestetismo e/o condurre a condizioni importanti di sensibilità: in determinati casi sarebbe pertanto auspicabile trattare questi difetti gengivali secondo le tecniche della chirurgia plastica mucogengivale. Nel caso del sito isolato, la tecnica operativa fondamentale – ma non la sola – è il cosiddetto single CAF (coronally advanced flap), il quale può essere abbinato a innesto connettivale o a prodotti come i derivati di matrice dello smalto, matrice dermica acellulare o altro ancora.

In questo senso, pare lecito domandarsi se questo tipo di inquadramento terapeutico venga comunemente adottato dai clinici o se tali procedure siano ancora percepite come insufficientemente predicibili per poter essere proposte al paziente con regolarità. A dissipare possibili dubbi di questo tipo, va detto che sono stati individuati alcuni precisi fattori prognostici in grado di condizionare la copertura radicolare. Questi vengono di seguito elencati, con riferimento all’interessante e molto più ampia revisione pubblicata da Cairo su Periodontology 2000 a metà 2017.

Il primo elemento da considerare è di tipo anamnestico e corrisponde ai fattori legati al paziente: nella fattispecie, l’abitudine al fumo. Chambrone ha condotto una revisione sistematica espressamente incentrata sull’azione del fumo nella guarigione dei trattamenti delle recessioni gengivali tramite innesto di tessuto connettivo. Ne è risultato un miglioramento inferiore rispetto ai soggetti non fumatori, sia in termini di guadagno di attacco clinico che di copertura radicolare.

Per quanto riguarda i fattori legati al dente, si faccia riferimento innanzitutto alla classificazione scolastica di Miller: il confine tre le classi I-II e quelle III-IV corrisponde dal punto di vista prognostico alla perdita della possibilità di ricopertura radicolare completa. Queste indicazioni si riferiscono alla classica tecnica “free graft” e sono state parzialmente superate dai protocolli moderni. Ciò nonostante, la posizione dei picchi ossei rimane un fattore da considerare. Oggi, indicativamente, la ricopertura completa di una recessione isolata è ottenibile in un caso su 4 nelle condizioni di partenza più sfavorevoli (perdita di osso interprossimale pari a quella vestibolare), un dato questo che aumenta sensibilmente (fino a 80%) a fronte di riduzioni più modeste.

La classificazione di Miller, esattamente la posizione del margine gengivale rispetto alla linea amelo-cementizia, influenza anche i riferimenti durante l’intervento.

Tra i fattori chirurgici va elencata anche la tensione del lembo. Senza citare con esattezza i valori dinamometrici ritrovati sia da Pini Prato che da Lang, un lembo passivato è meno esposto a deiscenze rispetto a un lembo suturato con una tensione residua.

Si consideri infine la preparazione alla quale la porzione radicolare da ricoprire viene normalmente sottoposta durante l’intervento. Le attuali evidenze osservano come non sia necessario un intervento meccanico particolarmente aggressivo sul cemento e sulla dentina radicolare.

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