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Vedere il fabbricato e innamorarsene è stato un attimo. La struttura è del 1500, con facciata originale e ben ristrutturata, ampi portici, un elegante giardino interno, ed è collocata in una zona centrale di un comune della periferia milanese.
L’appartamento, poi, gode di un fascino proprio: i soffitti hanno travi originali a vista, è presente un grosso camino coevo della costruzione dello stabile, si affaccia sul portico e sul bel giardino interno con delle porte finestre. La luce naturale proveniente dall’esterno, il giardino interno, la silenziosità (all’interno non si percepiscono i rumori del traffico) conferiscono agli ambienti una sensazione di tranquillità e serenità, amplificate anche dal contesto storico della struttura.

Il difficile è arrivato quando il cliente ci ha contattato perché aveva deciso che in quell’appartamento voleva aprire il suo studio odontoiatrico.
Quando si progetta uno studio medico bisogna tenere conto di tutte le normative vigenti, i vincoli strutturali e operativi, le necessità logistiche del cliente. In questo caso l’unità immobiliare era anche inserita in un fabbricato soggetto a interesse artistico e storico ai sensi della legge 1/6/1939, ovvero vincolato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali Soprintendenza per i Beni Architettonici. La strada, quindi, si presentava decisamente in salita!
Si trattava in sostanza di conciliare tre diverse esigenze: le aspettative del cliente, l’applicazione delle vigenti normative per l’apertura di uno studio odontoiatrico e i vincoli di salvaguardia posti a uno stabile d’epoca.
Inoltre, la durata dei lavori non sarebbe stata dettata solo dalle nostre capacità ma ci saremmo dovuti sottoporre a un estenuante iter burocratico che, seppur impostato in maniera impeccabile, avrebbe percorso le sue vie con i tempi vincolati dalla legislazione vigente. Avremmo dovuto sfruttare tutta la nostra esperienza e attenzione per non incorrere in inutili lungaggini che avrebbero protratto ulteriormente i tempi.
Ma come potevamo non accettare questa sfida?

Al lavoro

La disposizione prevedeva un ingresso, due vasti locali adiacenti e tra loro annessi e un gruppo di servizi costituiti da due piccoli bagni.
Con la ristrutturazione avremmo ottenuto una zona reception, una sala d’attesa, un corridoio clinico, tre sale operative, un vano sterilizzazione e un vano archivio, un gruppo servizi dotato di due bagni, di cui uno per portatori di handicap, un bagno per il personale, uno spogliatoio e un vano macchine.
Il primo vincolo che abbiamo dovuto affrontare era quello che prevedeva il mantenimento di plafoni con le travi a vista, senza passaggi di impianti o di attrezzature interne.
Il soffitto era alto 4,20 metri; oltre alla salvaguardia dettata dalle normative, volevamo evitare che la chiusura degli spazi interrompesse l’armonia dei plafoni lignei.
Dopo aver valutato numerose alternative abbiamo scelto di progettare la realizzazione di pareti per un’altezza di 2,20 metri con chiusura a sotto trave mediante vetrate in modo da riuscire a dividere gli ambienti garantendo la privacy necessaria ma lasciando comunque una sensazione di leggerezza e non perdendo la ricchezza dei soffitti.
Le vetrate, quindi, risultavano alte 2 m; anche se questo ha ulteriormente complicato il progetto, vedendo il risultato abbiamo convenuto che è stata un’ottima scelta.

Gli impianti

Le dimensioni della struttura, in particolare la sua altezza, hanno richiesto particolare attenzione nella progettazione ed esecuzione dell’impianto di climatizzazione.
Il sistema adottato è stato quello di diffusione di aria calda e fredda con ricambi d’aria ed è stato realizzato a pavimento con la formazione di cassonetti verticali per la fuoriuscita dell’aria negli ambienti.
L’illuminazione è sempre un punto cardine nella progettazione di uno studio odontoiatrico.
Nelle zone operative deve essere garantita un’illuminazione efficiente ma anche tale che la vista non si affatichi o che l’adattamento degli occhi tra la luminosità dell’ambiente e le lampade operative collocate sul riunito non si riveli difficile, con elevate differenze.
Abbiamo avuto, inoltre, ancora un occhio di riguardo per i plafoni, decidendo di utilizzare solo lampade a parete a basso consumo.
L’ingresso, la reception, la sala d’attesa e tutte le zone di servizio sono dotate di un’illuminazione soffusa a intensità regolabile. Nelle zone operative la luminosità è stata studiata tenendo conto della dimensione del locale e della resa luminosa delle lampade operative collocate sul riunito.

Le finiture 

Per la pavimentazione si è voluto cercare un materiale che permettesse di soddisfare (come sempre) tutti i requisiti igienici e di facile manutenzione ma che, al tempo stesso, non contrastasse con il forte stile imposto dalla struttura
La scelta effettuata è stata quella di un gres porcellanato di una primaria azienda italiana, completandone la posa con una fugatura con materiale inassorbente.
I soffitti, le travi e tutte le parti lignee sono state completamente riportate a nuovo con una ripulitura mediante sabbiatura, un trattamento antitarme e una verniciatura specifica che ne permettesse il mantenimento nel tempo.
Particolare attenzione è stata posta nella realizzazione degli arredi. Le esigenze di logistica lavorativa rimangono per noi sempre un punto focale. Lavorare in un ambiente che facilita gli spostamenti tecnici e che guida il personale lungo gli iter operativi permette una maggior efficienza, un risparmio di tempo e una miglior gestione nel turn over del personale.
Gli arredi sono stati quindi progettati sulla specifica realtà, seguendo le procedure operative dello studio. Si è realizzato tutto su misura, in modo da poter sfruttare interamente gli spazi resi disponibili da una struttura particolare come quella in cui ci siamo trovati a operare.
La colorazione degli ambienti e dei mobili viene sempre studiata con il cliente, ritagliandola sui suoi gusti e preferenze.
In questo caso si è adottata una soluzione monocromatica basata sulle sfumature del verde per richiamare l’ambiente circostante e per conferire un’atmosfera di solarità e di tranquillità.

Il risultato

Ci sono voluti quattro mesi – e tanta pazienza – per espletare tutte le pratiche burocratiche necessarie e altri quattro per realizzare la completa ristrutturazione dell’immobile.
I tempi, quindi, sono stati decisamente ristretti considerando la parte progettuale e quella operativa, i lavori di mantenimento e rifacimento sulle parti lignee, la progettazione ed esecuzione degli arredi, il trasloco finale. Il lavoro però ha dato i suoi frutti, infatti le tre esigenze che si erano presentate in partenza sono state pienamente soddisfatte: abbiamo superato l’ispezione finale delle ASL senza alcuna osservazione; la struttura è risultata rispondente alle aspettative del cliente e sono stati superati tutti gli ostacoli posti dai vincoli delle Belle Arti.

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