DM_il-dentista-moderno_Epidemiologia-delle-problematiche-dentali-nella-terza-età.jpg

Le popolazioni dei paesi occidentali, compresa quella italiana, stanno andando incontro a un invecchiamento generale. Appare chiaro come il mantenimento di una dentatura efficiente in tarda età debba costituire un obiettivo sanitario per tutte queste realtà territoriali. In questi paesi, negli ultimi anni, è radicalmente mutata la percezione dell’edentulismo stesso. Esso era visto in passato come uno degli endpoint inevitabili per chi viveva a lungo; oggi, invece, come una condizione da evitare ogni qualvolta possibile. Nei casi in cui la prospettiva sia comunque la medesima, si preferiscono piani protesici anche più complessi e perdita incrementale.

A questo punto, pare utile considerare dal punto di vista epidemiologico le grandi condizioni patologiche di competenza odontoiatrica.

Per quanto riguarda la patologia cariosa, in passato poteva essere accettabile monitorare periodicamente la tenuta di restauri condotti in passato o escludere la presenza di lesioni non trattabili, ad esempio a carico delle superfici radicolari. Negli ultimi anni, almeno due studi di coorte su popolazione geriatrica hanno portato dati consistenti sul grado di attività della lesione cariosa, quantificabile in una superficie per anno e paragonabile, pertanto, a quella della prima fase della terza decade. Un apporto fondamentale a tale statistica è peraltro quello derivante dalle lesioni della porzione coronale del dente.

Si è assistito a un cambiamento dal punto di vista descrittivo per quanto concerne l’epidemiologia della parodontite nella popolazione anziana, non andando necessariamente sulla via della semplificazione. Si è passati in effetti dall’approccio puramente visivo rappresentato dal Periodontal Index di Russell, a quello istantaneo del Community Periodontal Index of Treatment Needs (CPITN), ad un taglio più clinico che considerasse realmente la perdita di attacco. Alcuni Autori osservano che le indicazioni epidemiologiche disponibili debbano essere lette come parziali e, soprattutto in caso di protocolli parziali di registrazione, andrebbero riviste al rialzo.

La revisione presentata su Periodontology 2000 a cura di Locker ebbe a sostiene che l’invecchiamento costituisca di per sé solo un fattore di rischio per la perdita di attacco parodontale. Le conoscenze acquisite dagli studi longitudinali condotti nel ventennio successivo suggeriscono che vi sia grande concordanza tra progressione e remissione della malattia e che una quota dell’attacco clinico perso derivi da recessioni gengivali più che da formazione di tasche ma anche che risultino molto colpiti siti parodontali precedentemente sani e che il fumo non costituisca un fattore predittivo forte come nella popolazione più giovane.

In conclusione, pare innegabile il fatto che le due principali patologie odontoiatriche – da addizionare peraltro a condizioni tipiche come la xerostomia – abbiano un peso importante nella qualità della vita del paziente anziano e che di questa rappresentino un indicatore affidabile.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here