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2. Analisi ortopantomografi ca secondo Ganss, per il terzo molare superiore

La chirurgia del terzo molare incluso, superiore e soprattutto inferiore, rappresenta una fra le competenze maggiori del chirurgo orale. Il livello di complessità dell’intervento è ampiamente variabile in ragione della posizione del dente e del suo stato. Di qui potrà cambiare l’approccio diagnostico, come quello chirurgico. L’insorgenza di complicanze intraoperatorie viene contemplata come nel caso di qualsiasi intervento chirurgico e il rischio potrà a sua volta crescere di pari passo con le variabili sopracitate. Una complicanza non propriamente comune (per quanto l’incidenza non sia bene quantificabile), ma che può condurre a sequele anche gravi è la dislocazione dell’elemento – o di un suo frammento – negli spazi anatomici circostanti a seguito delle manovre estrattive. Questo breve articolo si propone di considerare tale complicanza nelle modalità più comuni, a livello sia del mascellare che della mandibola, e i relativi metodi di gestione.

Rischio di dislocazione durante estrazione del terzo molare

Se da una parte si tratta di una complicanza non auspicabile, dall’altra risulta difficile stimare quando il singolo elemento si trovi effettivamente a rischio. Nel momento in cui l’evento viene a manifestarsi, dunque, non sempre è attuabile un recupero immediato, tanto che in alcuni casi si rende necessaria una valutazione radiografica della nuova posizione. In pochi casi sarà sufficiente richiedere una panoramica o una singola proiezione bidimensionale, ma spesso risulta indispensabile acquisire una rappresentazione completa dell’area interessata tramite TC.

Alcuni Autori suggeriscono addirittura di attendere di proposito, al fine di stabilizzare l’elemento dislocato. Dato però che l’attesa incrementa anche il rischio di infezione e reazione da corpo estraneo, è comunque consigliabile reintervenire precocemente.

Nel caso del mascellare superiore, il sito di dislocazione più importante per il terzo molare (così come di altri elementi in realtà) è il seno mascellare. In tale circostanza, per esempio, pare preferibile prolungare lo stesso intervento per recuperare il frammento e riparare l’antrostomia, piuttosto che attenendere esponendo il paziente a un rischio maggiore – ma comunque non sempre immediato – di sinusite. La tecnica di Caldwell-Luc risulta essere la più conosciuta.

Nel caso in cui il dente ceda nella direzione della tuberosità del mascellare e se questa non viene adeguatamente protetta, si può assistere a dislocazione in fossa infratemporale. In questi casi, la visuale del campo può essere compromessa dal sanguinamento venoso del plesso ivi presente.

Per quanto riguarda il terzo molare inferiore, questo tende a dislocarsi a seguito di danno a una corticale linguale sottile. In tal caso potrebbe scivolare al di sotto del muscolo miloioideo e da lì passare agli spazi sottolinguale, sottomandibolare, pterigomandibolare e addirittura laterofaringeo.

Nell’immediato può essere utile spingere indietro l’elemento con il pollice. L’approccio chirurgico più comune prevede invece l’ampliamento della scheletrizzazione sul versante linguale. Alcuni Autori hanno implementato questa tecnica, mentre altri hanno descrito delle opzioni extraorali.

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