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Luigi Paglia

Strumenti e tecniche digitali sono oramai ampiamente in uso nei nostri studi. Abbiamo oggi la possibilità concreta di sviluppare il processo di lavoro in un ambiente digitale/virtuale, lungo un percorso che si estende dalla diagnosi alla pianificazione del trattamento, sino alla produzione di “tecnofatti” che stanno già prendendo il posto dei vecchi “manufatti”.

Il punto cruciale è come integrare le nuove tecnologie e le nuove opportunità, sino a ieri neppure percepibili. Le singole tecnologie digitali sono infatti disponibili da tempo, ma è soltanto attraverso la loro maturazione e applicazione lungo l’intera filiera del processo di lavoro che il processo stesso potrà cambiare.

Pensiamo alla possibilità di pre-visualizzare in ambiente virtuale i risultati che ci attendiamo dal trattamento, o alla collaborazione clinica a distanza, o ancora alla possibilità di accedere a risorse produttive dislocate in qualsiasi area geografica e alla conseguente economia che si produce lavorando con milling center che operano su file digitali. Questo consentirà di produrre ceramiche integrali a costi impensabili con le tecniche convenzionali e renderà sempre più vantaggioso il passaggio verso il mondo digitale/virtuale.

Dal punto di vista clinico esistono applicazioni digitali già entrate nella routine e altre invece che sono “sotto osservazione”, in attesa di una validazione clinica e di una definitiva valutazione costo/beneficio che incoraggi la loro adozione quotidiana. Con le tecniche digitali chair-side, per esempio, possiamo oggi protesizzare in modo semplice e rapido il nostro paziente, facendo risparmiare a lui e a noi…. tempo e denaro. In altri casi più complessi, e che paradossalmente hanno funzionato da battistrada alla rivoluzione digitale/virtuale in odontoiatria, sono utilizzati sistemi di chirurgia implantare guidata che vanno dalla progettazione della fase chirurgica sino alla consegna dei “tecnofatti” sulla scorta delle informazioni ottenute dalla radiologia 3D.

Come sappiamo, in questi casi il workflow digitale non è sempre conveniente. Tuttavia questi sistemi hanno però avuto la funzione pioneristica di indicare una strada possibile di utilizzo delle tecniche digitali/virtuali in odontoiatria, proponendo un modello poi applicabile anche ad altri trattamenti, come è accaduto, per esempio, in ortodonzia con le nuove tecnologie. Il vero punto critico, per quanto riguarda le fasi cliniche, risiede nella capacità di creare un buon livello di integrazione/organizzazione tra tutte le informazioni digitali che giornalmente possiamo acquisire dai nostri pazienti e ordinarle poi secondo processi virtuali, prima diagnostici, poi terapeutici e infine tecno-produttivi.

Tutto ciò costituisce il tanto citato “workflow digitale” che non può diventare solo marketing per lo studio, ma deve essere la base di una nuova organizzazione che va attentamente guidata da odontoiatri esperti che sappiano indirizzare la fase di transizione verso il mondo digitale/virtuale, e in questo l’impronta digitale sta facendo da innesco finale a questo cambio di paradigma. Il digitale non è quindi solo la possibilità di disporre di un nuovo apparecchio, ma è un ripensamento dei processi decisionali, di lavoro e di collaborazione nel team odontoiatrico.

È una grande sfida che abbiamo davanti, in cui anche la formazione e i sistemi educativi saranno pienamente coinvolti.

E allora la domanda “Analogico o digitale?” che tanto spesso leggo sulle nostre riviste potrebbe non avere più senso…. perché il mondo, a guardarlo bene, è già virtuale!

 

Luigi Paglia

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