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Eugenio Romeo

Il passo è stato breve, ma anche un po’ fortuito per Eugenio Romeo, 51 anni, Professore Associato di Malattie Odontostomatologiche presso l’Università degli Studi di Milano, nonché presidente della SIO, la Società Italiana di Osteointegrazione che quest’anno festeggia vent’anni di attività scientifico-culturale.  

Alla vigilia del prossimo congresso nazionale della SIO, la Società Italiana di Osteointegrazione (Fieramilanocity, 27-28 gennaio 2012), abbiamo incontrato Eugenio Romeo, Professore Associato di Malattie Odontostomatologiche presso l’Università degli Studi di Milano, dove è titolare dell’insegnamento di Protesi Dentaria al Polo S.Paolo del Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria, attuale Presidente della Società Italiana di Osteointegrazione che nel 2012 festeggia i suoi primi vent’anni di vita. I temi del congresso, ma anche la storia personale di Eugenio Romeo, 51 anni, allievo del professor Giorgio Vogel, che dell’odontoiatria, afferma, apprezza in modo particolare la ricerca e il rapporto con i giovani collaboratori che ama veder crescere professionalmente. Nato a Vibo Valentia, Romeo ha però vissuto a Salerno sino agli anni dell’adolescenza per poi trasferirsi a Milano, dove ha frequentato il Liceo e conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia. È proprio durante gli studi universitari che incontra il professor Giorgio Vogel, persona di grande carisma, ricorda Romeo, che diviene poi il suo maestro. Specializzato in Odontostomatologia, continua a frequentare la Clinica Odontostomatologica del Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria dell’Università degli Studi di Milano dove, questa volta, incontra Paolo Piccoli, un collega chirurgo che di ritorno dagli Stati Uniti, dove era stato per un master, entusiasta, riesce a trasmettergli l’interesse  e l’amore per questa metodica riabilitativa che pian piano finirà per occupare gran parte della sua attività didattica e professionale. Coordinatore del Corso Integrato di Riabilitazione Orale IV – Implantoprotesi – del Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria dell’Università degli Studi di Milano, Romeo è anche Coordinatore del Corso di Perfezionamento in Implantologia Osteointegrata presso lo stesso ateneo, Socio Attivo della Società Italiana di Parodontologia e Fellow member dell’ITI Foundation. Dal 1991 dirige il reparto di implantoprotesi della Clinica Odontostomatologica del Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria, Università degli Studi di Milano. Autore di un centinaio di pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali, è relatore nei congressi nazionali e internazionali, ma anche odontoiatra libero professionista.

Professor Romeo, com’è avvenuto il suo incontro con la SIO?

In realtà, dapprima sono divenuto socio attivo della Società Italiana di Parodontologia di cui il mio maestro, Giorgio Vogel, è stato uno dei soci fondatori. Poi, occupandomi di implantologia, quando la Società Italiana di Osteointegrazione, che era già nata prima degli anni ’90 ma non era mai decollata, trovò nuova linfa grazie al contributo di persone che cominciarono a dedicarsi in modo importante a questa società (in particolare i professori Salvato, Favero, Vogel, Brusotti e Piattelli), iniziai a frequentarla. Della SIO sono stato segretario, abbracciando anche altri incarichi, sino alla mia nomina come presidente eletto due anni fa.

È un impegno oneroso essere presidente di una società scientifica? 

Sì, è un impegno gravoso, visto che dedico almeno 2-3 ore al giorno alla SIO ed evado quotidianamente dalle 100 alle 150 e-mail. Anche perché ovviamente è un’attività che si va a sommare a quella accademica e a quella libero professionale. Chi ne paga le conseguenza è soprattutto la mia famiglia: mia moglie e i nostri tre figli. Ma non solo, visto che sono diventato anche nonno da pochi mesi… Per fortuna ho davvero una bella famiglia: sapendo quanto sia importante per me questo lavoro, i miei familiari si adattano ai miei impegni.

Il 27 e 28 gennaio a Fieramilanocity ci sarà il prossimo congresso nazionale della Società Italiana di Osteointegrazione: di cosa si parlerà e con chi?

“Dall’evidenza scientifica alla qualità clinica” è il titolo del nostro congresso che abbiamo pianificato con uno sforzo molto importante sia dal punto di vista organizzativo che economico, ma siamo convinti che questo momento rimarrà nella storia delle manifestazioni scientifiche implantologiche italiane. L’obiettivo del nostro incontro è fornire al clinico gli strumenti più appropriati per applicare metodologie di qualità, elementi imprescindibili per raggiungere il successo nella propria professione, in base a dati certi tratti dalla ricerca scientifica. Per far questo abbiamo identificato relatori di caratura internazionale che avessero altissime competenze nella ricerca scientifica, ma che fossero anche capaci di applicare le loro conoscenze alla clinica di tutti i giorni. Nomi come J. Linde, HL Wang, N.U. Zitzmann, A. Mombelli, T. Albrektsson, J.E. Zoller, F. Khoury, I. Gamborena, R.J. Lazzara, B. Pjetursson, M. McGuire, C. Stanford e M. Chiapasco sono la garanzia di un evento imperdibile perché unico. Difficilmente potremo ascoltare, durante lo stesso Congresso, speaker di così alta rilevanza in ambito scientifico; un’occasione unica per ricevere contributi così importanti e poliedrici. Gli interventi dei relatori spazieranno dalla diagnosi al rapporto costi-benefici della terapia implantare, ai fattori di rischio sistemici e locali, sino a toccare anche gli aspetti merceologici, chirurgici e protesici con particolare attenzione a tutto quello che riguarda il risultato a lungo termine, sia dal punto di vista funzionale, sia dal punto di vista estetico.

Tra tutto, cos’ama di più del suo lavoro?

Mi piace molto l’attività didattica, la ricerca, ma anche veder crescere i miei giovani collaboratori mi regala grandissime soddisfazioni.

I giovani laureati, come si avvicinano all’implantologia?

Purtroppo ancora oggi l’università, seppur nel nuovo ordinamento sia previsto il corso di implantologia, peraltro solo teorico, non riesce a preparare adeguatamente i giovani a questa tecnica, di certo la metodica riabilitativa più complessa, perché l’implantologia ovviamente non è solo mettere una vite nell’osso. Per formarsi a questa materia in Italia ancora oggi ci sono solo pochi corsi di perfezionamento postlaurea, o master. Per il resto poi sostanzialmente sono le aziende che supportano questa carenza con una formazione che, ovviamente, essendo orientata da un punto di vista del marketing, non sempre garantisce alti livelli di scientificità. Sta di fatto che nel nostro Paese nel 2009, questi i dati raccolti dalla SIO, sono stati venduti 1 milione e 200 mila impianti. L’Italia è uno dei primi Paesi al mondo in termini di numero di impianti in rapporto alla popolazione. Un primato che mette in evidenza un problema: viene posizionato un  numero di impianti troppo elevato rispetto alle reali necessità riabilitative.

C’è stata forse un po’ di superficialità da parte di alcuni professionisti…

Sì, anche se l’overtreatment in odontoiatria c’è sempre stato, peraltro come in altre branche della medicina, tuttavia bisogna riconoscere che gli impianti sono stati un’innovazione che ha modificato in maniera sostanziale l’odontoiatria al pari del fluoro trent’anni fa. Spesso però sono stati utilizzati più come strumento di “vendita” da parte di alcuni odontoiatri che non come ausili di cura e riabilitazione vera e propria.

Per questa ragione le perimplantiti saranno l’emergenza di domani? È d’accordo con questa previsione?

Sì, ma lo sono già oggi. La perimplantite è il problema più grande delle complicanze implantari, manifestandosi circa nel 20% dei casi e tenendo conto che questa patologia infiammatoria ha origini batteriche, cioè è causata dagli stessi batteri responsabili della parodontite. Posizionare impianti a persone che hanno avuto malattia parodontale accresce il rischio di insorgenza di questa patologia che, ricordiamolo, ha una rapidità di progressione decisamente superiore rispetto alla parodontite. Ma vi è anche un altro problema: a oggi non sono ancora disponibili protocolli certi e sicuri per il trattamento delle perimplantiti, fenomeno in parte causato proprio dagli impianti le cui superfici rugose, se esposte al di sopra della cresta ossea, favoriscono l’accumulo di placca e dunque la proliferazione di batteri.

Purtroppo non è solo questo il problema dell’odontoiatria. Cosa riserverà il futuro?

Il problema più grande credo sia la pianificazione del numero di odontoiatri necessari ai reali bisogni clinici della popolazione. Credo si stia andando verso una saturazione del mercato. Anche il numero degli impianti, cresciuto enormemente in questi ultimi anni, a mio avviso credo sia destinato a decrescere in futuro, anche in relazione alla diminuzione della carie, alla maggior attenzione per l’igiene e in generale all’accresciuta permanenza degli elementi dentari nei soggetti adulti. L’odontoiatria di domani sarà più orientata alla prevenzione, più attenta al costo biologico, ma, nella maggior parte dei casi, anche più semplice dal punto di vista tecnico-scientifico.

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