Corpi estranei nel cavo orale e onicofagia

I danni autoinflitti, in maniera più o meno volontaria, sono una condizione patologica inusuale ma non per questo non degna di nota. Nel paziente pediatrico ma anche adulto, oltre a quei casi correlabili a condizioni particolari, lesioni dentali di questo tipo sono riscontrabili a causa di abitudini viziate particolarmente accentuate, quali l’onicofagia o l’introduzione di veri e propri corpi estranei. Da una parte, queste azioni possono costituire una risposta a una situazione stressogena – magari proprio la paura del dentista; sono contemplate strategie di coping – dall’altra possono invece rappresentare condizioni più particolari: da tentativi di automedicazione in risposta a stimoli odontogeni fino ad atti di automutilazione in piena regola.

Esiste anche una categorizzazione delle lesioni odontoiatriche autoinflitte: la classe A identifica quelle attuate appunto a seguito di uno stimolo dolorifico o irritativo preesistente. Appartengono alla classe B le lesioni susseguenti a una precisa abitudine viziata. Da ultima, la classe C raggruppa i danni a eziologia complessa o ignota.

Come nel caso delle abitudini viziate più comuni, come per esempio il succhiamento del pollice in età scolare, intercettare e correggere precocemente tali quadri clinici può significare la prevenzione delle eventuali complicanze.

In Letteratura sono riportate varie esperienze cliniche che documentato i casi anche più strani di corpo estraneo. Si tratta in massima parte di contesti etnici e sociali caratterizzati dalla mancanza di educazione domiciliare alla cura del cavo orale. Ecco perché nella società mutevole dei paesi occidentali è fondamentale che l’odontoiatra, al di là di curare le situazioni di patologia, si prenda l’incarico di correggere i casi di questo tipo e istruirli alla terapia di mantenimento.

Dal punto di vista puramente odontoiatrico, è evidente come la presenza di un corpo estraneo costituisca uno stimolo irritativo e un serbatoio batterico. Ragionando più in grande, è importante sottolineare quanto serie possano essere le conseguenze dello spostamento di oggetti pur piccoli in altre sedi anatomiche (esempio tipico, nei tratti successivi dell’apparato digerente).

I quadri descritti, come detto, sono i più vari e vanno dalle lesioni dei tessuti molli a quelle di interesse endodontico. Dal tipo di corpo estraneo e dalla posizione del dislocamento dipenderà il comportamento clinico dell’odontoiatra. L’individuazione di oggetti metallici è più semplice, essendo questi radiopachi. La strategia di base rimane comunque la rimozione: ciò che può variare è la fase susseguente ad essa.

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