Dino Re

Il paesaggio dell’odontoiatria è in continuo mutamento, grazie al costante apporto delle aziende e del mondo merceologico. Questa affermazione è tanto più vera quando si pensa alla rivoluzione digitale, ormai non più alle porte, ma in pieno svolgimento, destinata a cambiare l’aspetto degli studi, i flussi di lavoro e il modo di collaborare tra il personale.

Questo impone a coloro che esercitano ormai da molti anni la necessità di aggiornarsi o rinunciare a stare al passo con i tempi. Le difficoltà di certo in tal senso non mancano ai più, che continuano a rimandare il distacco dai processi analogici. Sulla scena è possibile però osservare anche un panorama completamente diverso, fatto di giovani colleghi particolarmente inclini all’utilizzo degli strumenti più innovativi e che fanno della tecnologia e dell’informatica parte fondamentale della propria quotidianità, anche fuori dalle ore di lavoro.

Il distacco che si genera tra gli odontoiatri più e meno esperti è senza dubbio legato alle conoscenze tecniche, presumibilmente a vantaggio di questi ultimi, ma anche alle possibilità di investimento che pendono invece a favore dei primi.

Ci troviamo dunque di fronte a due gruppi in fase di stallo, per i quali il modo migliore di progredire probabilmente sta proprio nella collaborazione e nel supporto reciproco. I giovani freschi di laurea hanno di recente vissuto la trasformazione del corso in odontoiatria da 5 a 6 anni.

Se da sempre è risaputa la necessità di intraprendere dopo la laurea ulteriori percorsi di specializzazione, al fine di inserirsi nel mondo del lavoro con competenze che permettano un soddisfacente futuro professionale, l’aggiunta di un anno direttamente all’interno del corso porta con sé un’occasione, a mio parere, da cogliere. Questo tempo ulteriore da spendere tra le mura universitarie potrebbe essere un ideale spazio da dedicare alla scoperta di nuove tecniche e all’approfondimento delle nuove tecnologie.

Grazie a questo modus operandi si potrebbe prevedere di iniziare i laureandi a un percorso che li trasformi in breve in “esperti di tecnologie digitali”, collaboratori preziosi per tutti quegli studi e società odontoiatriche che avrebbero la forza economica, ma non il knowhow per utilizzare efficacemente scanner intraorali, Cad-Cam, stampanti 3D, software per la previsualizzazione del piano di cure e strumenti innovativi per la comunicazione con i pazienti.

Per ora dentisti senior e junior non hanno largamente esplorato questo tipo di sinergia, ma se lo facessero, non potrebbero forse trovare gli uni negli altri la soluzione ai problemi che sperimentano?

Dino Re

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