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Maurizio Zilli

Si parlerà di questo dal 18 al 19 novembre al Palazzo della Cultura e dei Congressi di Bologna, in occasione del  XXX Congresso Internazionale dell’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica, “Ritorno dal futuro: riscoprire i fondamentali in un’era di tecnologia”, come spiega Maurizio Zilli, presidente in carica di AIOP sino al 2012.

Lo abbiamo incontrato alla vigilia del prossimo congresso internazionale, il XXX per l’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica. Un’occasione per parlare di un importante appuntamento per gli specialisti, ma anche per conoscere un po’ più da vicino il presidente di questa società scientifica, un professionista che, come lui stesso racconta, ha scelto un mestiere pragmatico che in questi anni di intenso lavoro gli ha regalato però grandi soddisfazioni. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Trieste nel 1982, Maurizio Zilli, nato a Udine nel giugno del 1956, è Socio attivo della Società Italiana di Parodontologia (SIDP) e dell’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica (AIOP) di cui è stato Tesoriere dal 1999 al 2008, Presidente Eletto dal 2009 al 2010 e ora Presidente in carica per il biennio 2011-2012. Professore a contratto nella Scuola di Specializzazione in Chirurgia Odontostomatologica dell’Università degli Studi di Trieste, esercita la libera professione, oltre che nella sua città natale, anche a Bologna, occupandosi esclusivamente di Parodontologia e di Protesi, discipline che ha abbracciato dopo un percorso di formazione iniziato con il conseguimento della maturità in odontotecnica e il desiderio di proseguire gli studi in ambito sanitario. Dopo la laurea, consegue la specializzazione in Otorinolaringoiatria, con l’idea e la speranza di potere entrare a operare in una realtà ospedaliera, cosa che purtroppo non avviene. In compenso, però, intorno agli anni ’90, racconta, ha la fortuna di conoscere Gianfranco Di Febo e Gianfranco Carnevale dello Studio Mascarella di Bologna, due noti professionisti, due maestri, afferma, artefici di un vero salto di qualità per la sua professione. Dal 1995, quando inizia anche a collaborare con il prestigioso studio bolognese, non ha più smesso di dividersi tra Udine e Bologna, città dove ha anche sede l’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica.

Dottor Zilli, che ricordi ha delle strutture odontoiatriche dei suoi esordi? 

Erano studi più generici, mono-professionali, oggi sono cambiati non solo i tipi e le qualità delle prestazioni, tra l’altro notevolmente migliorati, ma anche le esigenze dei pazienti, e il dentista si è dovuto adeguare a tutte le nuove richieste. La mia generazione ha certamente una visione generale abbastanza completa e ben chiara dell’odontoiatria, dunque la prospettiva d’insieme non è stata persa, tuttavia oggi c’è sempre più la tendenza a specializzarsi in una branca dell’odontoiatria –  per questo gli studi mono professionali tendono a scomparire – ma è fondamentale non perdere mai la visione d’insieme.

La passione per la protesi da dove nasce?

In quegli anni la parodontologia e la protesi erano le discipline più ambite per l’odontoiatria, quelle che facevano la differenza.  Saperle esercitare correttamente, permetteva e permette tuttora di avere una visione complessiva
del problema odontoiatrico, di avere il polso della situazione, un po’ come accade per un regista in una squadra di calcio. In questi ultimi 20 anni poi si è sempre più diffusa anche la disciplina implantologica che permette, in alcuni casi, la realizzazione di protesi fisse anni fa inattuabili, determinando altresì la nascita degli studi polispecialistici.

Com’è avvenuto il suo ingresso all’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica?

La sede dell’ AIOP è sempre stata a Bologna. Già alla fine degli anni ‘80 frequentavo lo studio di Porta Mascarella: il mio maestro, il dottor Di Febo, è stato socio fondatore e Presidente di questa società scientifica nei primi anni ‘90. Sono venuto così a conoscenza dell’AIOP, divenendone socio attivo proprio nel 1990. Poi, entrai nel consiglio come tesoriere, carica che conservai per 10 anni. Successivamente, fui proposto come Presidente eletto, dal momento che avevo anni di esperienza alle spalle. Alla fine mi sono ritrovato Presidente, lungo un cammino che forse era già stato segnato anni prima.

A distanza di anni, AIOP cosa le ha dato?

Mi ha fatto crescere, soprattutto umanamente. Quella precedente come consigliere e tesoriere e quella attuale come presidente, sono esperienze umane e poi professionali. A mio parere, l’aspetto più complesso della gestione dell’AIOP non è tanto l’organizzazione dei congressi e delle varie attività straordinarie, ma la gestione dell’attività ordinaria dell’Accademia: i rapporti con il consiglio, con i soci attivi e ordinari e con gli sponsor, nel cercare di interpretare e realizzare le loro esigenze. Con la mia presidenza c’è stata una modifica sostanziale nella gestione dell’AIOP: infatti, se prima molti compiti erano delegati a una società di servizi, da quest’anno, invece, il consiglio ha deciso di svolgerli direttamente. Questo richiede uno sforzo notevole e un delicato gioco di squadra: ciò ha portato a una riduzione dei costi di gestione che hanno permesso di offrire ai soci nuove opportunità. Speriamo in futuro di mantenere questa tendenza.

Parliamo del prossimo congresso internazionale di AIOP, “Ritorno dal futuro: riscoprire i fondamentali in un’era di tecnologia”: un titolo eloquente…

Il congresso è strutturato in due giornate: venerdì 18 novembre si analizzeranno i fondamentali delle discipline con relatori nazionali e internazionali che parleranno ciascuno del proprio settore. Sabato 19, invece, verranno trattati i fondamentali della comunicazione. La tecnologia è uno strumento che può agevolare, ma è soltanto un mezzo. Nel comunicare con i pazienti o, all’interno dello studio, col personale, con i collaboratori e con i laboratori, ci possiamo affidare alla tecnologia, senza però dimenticare, ancora una volta, i  fondamentali.  Rifletteremo su questo principio che dovrebbe orientare il nostro operato anche nel prossimo futuro.

A proposito di futuro, il giovane protesista che oggi si avvicina alla disciplina, cosa troverà di nuovo domani?

Farà casi sempre meno estesi, più complicati dal punto di vista estetico, userà i sistemi CAD/CAM, dovrà specializzarsi e aggiornarsi più di quanto abbiamo fatto noi della precedente generazione, dovrà collaborare con un odontotecnico molto capace e avrà pazienti sempre più esigenti, ma sarà anche un protesista che si avvicinerà sempre di più a trattamenti conservativi.

È ancora la passione a muovere le nuove generazioni verso queste discipline?

Spero di si. A me piacerebbe che la scelta odontoiatrica fosse sempre una scelta determinata dalla passione e che ci si avvicinasse alla professione con rispetto e devozione. Sono convinto che le nuove generazioni che sceglieranno la professione odontoiatrica la affronteranno in questo modo.

Che rapporto ha invece con gli odontotecnici?

Molto buono, il protesista non può pensare di non avere un buon rapporto con il proprio odontotecnico, deve esserci sintonia: d’altronde, un odontoiatra che si occupa di protesi deve assolutamente conoscere le problematiche odontotecniche.

Esercitare la propria professione in due diverse aree geografiche del Paese, in Friuli e in Emilia, porta ad avere un diverso approccio con i pazienti?

No, perché in fondo le esigenze sono le stesse. Se non mi fossi spinto per anni a investire su me stesso, a migliorare, a studiare, non sarei riuscito a lavorare in uno studio prestigioso come quello di Bologna. Il mio studio di Udine, comunque, anche se di dimensioni più contenute, ha lo stesso livello qualitativo.

Accanto alla libera professione, da alcuni anni svolge anche un’altra attività, quella  di professore a contratto: è un’esperienza gratificante per un libero professionista confrontarsi con i giovani sui temi della pratica quotidiana…

Sì, anche se è nato tutto per caso. Mi è stata offerta la possibilità di insegnare nella Scuola di Specializzazione in Chirurgia Odontostomatologica dell’Università degli Studi di Trieste e ho accettato.
È un’esperienza professionale, ma soprattutto umana, molto gratificante. Insegnare e preparare conferenze sono tutti stimoli per me, per continuare a studiare, senza dimenticare che il fruitore ultimo è sempre il paziente.

Cosa si aspetta in futuro dall’odontoiatria e in particolare dal mondo della protesi?

Nei prossimi decenni ci saranno diversi aspetti che condizioneranno la professione: Intanto, continuerà un naturale miglioramento della salute orale, che comporterà fortunatamente una diminuzione delle patologie. Poi, ci saranno molte più esigenze estetiche. Inoltre, ci  saranno fondamentalmente due tendenze odontoiatriche: da un lato avremo i centri low-cost, il turismo odontoiatrico che potrà soddisfare le esigenze dei pazienti con terapie più economiche, dall’altro ambulatori che lavoreranno per un’odontoiatria referenziata di più alto livello. Starà a noi scegliere da che parte stare, ma soprattutto mantenere alto il rispetto per i pazienti e per la professione.

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