Conservativa

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Questo aggiornamento indaga la percentuale  di successo a distanza di elementi dentali sottoposti a incappucciamenti pulpari, i materiali usati e l’effetto del ProRoot MTA sull’apoptosi e la proliferazione cellulare

Incappucciamento in denti con carie destruente: valutazione a distanza di 5 e 10 anni. Uno studio retrospettivo

Pulp capping of carious exposures: treatment outcome after 5 and 10 years: a retrospective study

Barthel CR, Rosenkranz B, Leuenberg A, Roulet JF. J Endod 2000 Sep;26(9):525-8.

Da questo studio si evince che la percentuale di successo di un incappucciamento è del 37% circa, con follow-up a 5 anni, ma che il dato si riduce notevolmente in follow-up più prolungati. Dallo studio è emerso anche che negli elementi dentali sottoposti a incappucciamento si è osservato un processo di riduzione e calcificazione del lume canalare, sia coronale sia radicolare.

Lo studio ha preso in considerazione 401 incappucciamenti dentali eseguiti su 353 pazienti, condotti da studenti in due periodi di tempo: il 1984 -1987 (gruppo con follow-up a 10 anni) e il 1990 – 1992 (gruppo con follow-up a 5 anni). Nello studio sono stati inclusi elementi dentali che presentavano un processo carioso destruente con esposizione pulpare, a eccezione di quelli che avessero avuto una storia di dolore o che presentassero un’esposizione pulpare maggiore di 1 mm2: in tal caso è stato eseguito un trattamento canalare. Il protocollo operativo prevedeva l’isolamento con diga di gomma, la rimozione di tutto il processo carioso, quindi la disinfezione della cavità ultimata con acqua ossigenata a 3% e il posizionamento di una pasta a base di idrossido di calcio sul pavimento della cavità.
Al di sopra di questa medicazione è stato posizionato un cemento all’ossido di zinco ed eugenolo oppure del cemento vetroionomerico e, successivamente, veniva eseguita l’otturazione definitiva con amalgama o composito. A distanza di 5 anni per un gruppo e 10 anni per il secondo, i pazienti sono stati richiamati (per un totale di 123 incappucciamenti) e gli elementi trattati sono stati analizzati valutandoli in: successi, insuccessi o incerti. Si è ritenuto un successo quando il dente rispondeva positivamente e chiaramente al test di vitalità (sia CO
2 sia test elettrico), con assenza di sintomatologia clinica (quali dolore e gonfiore) e quando, radiograficamente, non fosse presente alcuna radiotrasparenza periapicale. Si dichiarava un insuccesso se il dente era andato incontro a estrazione o a terapia canalare o, radiograficamente, presentasse una radiotrasparenza apicale. In ultimo sono stati classificati incerti quegli elementi dentali che all’esame radiografico non manifestavano alcuna radiotrasparenza, ma che, clinicamente, offrivano risposte dubbie ai test di vitalità. In tabella 1 sono elencati i dati ottenuti.   Dall’analisi dei dati si evince che, a distanza di 5 anni, si è registrata una percentuale di insuccesso del 44,5%, mentre a distanza di 10 anni la percentuale è salita al 79,7%; inoltre, dallo studio, emerge anche che provvedere a un restauro definitivo nei primi due giorni successivi alla manovra di incappucciamento aumenta la sopravvivenza pulpare dell’elemento dentale.

Consiglio clinico
Gli autori consigliano di prestare molta attenzione, durante l’esecuzione di un incappucciamento, a operare in un campo il più preservato possibile da eventuale contaminazione batterica, avvalendosi dell’utilizzo della diga di gomma, disinfettando bene la cavità prima di procedere al restauro e di apporre l’otturazione definitiva non più tardi dei due giorni successivi all’esecuzione dell’incappucciamento al fine di evitare l’infiltrazione batterica.
 

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