Clear aligner

La richiesta di un trattamento ortodontico, soprattutto nel soggetto adulto, è spesso mossa da esigenze di predominante natura estetica. Per questo motivo, un trattamento fisso tradizionale può motivare un atteggiamento di tipo dubitativo da parte del paziente. Ciò rappresenta senza dubbio una delle ragioni che hanno mosso l’interesse dei pazienti nei confronti della cosiddetta ortodonzia invisibile e, in particolare, l’impiego delle mascherine ortodontiche denominate clear aligner. In questo senso, i prodotti di questo tipo hanno riscontrato un certo successo anche in relazione a piani di cura identificabili come complessi: distalizzazione di molari, morso profondo o incrociato, eventuale inclusione nel trattamento di estrazione di premolari. Al contrario, quanto riguarda la correzione del morso aperto anteriore – si parla nella fattispecie di terapia ortodontica e non ortodontico-chirurgica – diversi autori riportano alcune criticità legate alla complessità eziologica e anche alla possibile insorgenza di recidive. È proprio sulla poca stabilità dei risultati che, purtroppo, si osserva il maggiore consenso. La più nota casa produttrice di apparecchi di questo tipo include comunque l’open bite tra le possibili indicazioni al trattamento. In effetti, dal punto di vista biomeccanico, questi dovrebbero prestarsi efficacemente a questo tipo di terapia, in quanto permettono il “detorquing” a livello incisivo (con estrusione e controllo dell’inclinazione) e, nel contempo, nei settori posteriori assicurano l’intrusione o il controllo (quando è richiesta un’intrusione minimale, pari a 1-2 mm), riducendo i contatti. La mascherina può anche costituire un impedimento fisico all’eventuale interferenza della lingua.

Alcuni autori, in particolare un gruppo di scuola italiana (Giancotti, Garino e Mampiero, attivi presso l’Università di Tor Vergata, Roma) ha reputato necessario un aggiornamento sulla tematica, anche in ragione dell’allargamento delle opzioni cliniche derivante dalla possibilità di accoppiare le mascherine con i dispositivi di ancoraggio temporaneo, utili appunto all’intrusione dei posteriori. Si fa riferimento in particolare a un interessante case series pubblicata a metà 2017 su Journal of Orthodontics, del cui testo completo si consiglia la visione. Gli autori non sottovalutano il ruolo della programmazione digitale del caso e, in questo senso, osservano come il dato fondamentale sia rappresentato dalla previsualizzazione della rotazione mandibolare, guidata dall’ingresso e molare è simulata, ad esempio con l’applicativo Clin-CheckPro® per la correzione delle II classi. Secondo queste indicazioni, dunque, la terapia con clear aligner, è oggi contemplabile come alternativa all’ortodonzia convenzionale, in attesa di ulteriori e specifici sviluppi, oltre che risultati a lungo termine.
Riferimenti bibliografici

Giancotti A, Garino F, Mampieri G. Use of clear aligners in open bite cases: an unexpected treatment option. J Orthod. 2017 Jun;44(2):114-125. doi: 10.1080/14653125.2017.1311445. Epub 2017 Apr 20.

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