Fausto Fiorile, presidente dell'Associazione italiana odontoiatri (Aio), al centro di un'iniziativa in materia di autorizzazione sanitaria

L’Associazione italiana odontoiatri (Aio) lancia una nuova iniziativa, l’ennesima in materia di autorizzazione sanitaria: tema che ormai da diversi anni occupa un posto di rilievo nell’agenda delle associazioni di categoria.

Sulla scia della Sentenza 23/2017 del Consiglio di Stato, secondo la quale l’autorizzazione sanitaria è richiesta soltanto per gli studi odontoiatrici che praticano interventi “di chirurgia ambulatoriale o procedure diagnostiche e terapeutiche di particolare complessità o che comportino un rischio per la salute del paziente”, spiega Fausto Fiorile, presidente dell’Associazione italiana odontoiatri, “abbiamo recentemente inviato una lettera ai presidenti delle Regioni e delle Province autonome. L’intento è segnalare questa sentenza, come ulteriore elemento da considerare nell’ambito delle iniziative regionali volte a stabilire le norme per l’apertura e l’esercizio di un’attività odontoiatrica”.

Autorizzazione sanitaria, un problema da affrontare su un tavolo condiviso

Purtroppo, infatti, ricorda Fiorile, le indicazioni emerse dal lavoro della Commissione istituita a suo tempo a livello nazionale per individuare criteri comuni da applicare alle norme regionali, non hanno trovato seguito, di qui la necessità di intraprendere nuove iniziative.

“Contestualmente a quest’ultima, nello spirito di dialogo che sta contraddistinguendo il lavoro di tutti gli organi di rappresentanza degli odontoiatri”, dice Fiorile, “pensiamo sia fondamentale istituire un tavolo di lavoro permanente che consenta ad Aio, Andi e alla Cao nazionale di lavorare insieme sui temi di maggior interesse, tra i quali occupa un posto di rilievo proprio quello delle autorizzazioni sanitarie”.

Per una soluzione a vantaggio degli odontoiatri, ma anche dei pazienti

La soluzione di questo annoso problema, infatti, ricorda Fiorile, consentirebbe di togliere un peso ai liberi professionisti che finalmente potrebbero contare su norme chiare e uniformi sull’intero territorio nazionale, ma non solo. “Sgombrare il campo da qualsiasi dubbio interpretativo“, dice il presidente di Aio, “sarebbe un bene anche per i pazienti che avrebbero così la certezza di regole finalmente uguali per tutti, a garanzia della medesima sicurezza in ogni area del Paese”.

Oggi, invece, ciascuna Regione e provincia autonoma, in virtù della Riforma del Titolo V della Costituzione, legifera in modo differente e anche all’interno della medesima Regione possono esserci differenti approcci da parte delle singole province alle quali compete l’onere del controllo e delle sanzioni per gli inadempienti.

Una sentenza in linea con la posizione espressa da Aio

“Siamo stati contenti nel vedere che la sentenza del Consiglio di Stato non ha fatto altro che affermare quanto già sostenuto da Aio nel parere pro veritate redatto dal nostro ufficio legale guidato dall’avvocato Maria Maddalena Giungato”, dice Fiorile, “e cioè che negli studi odontoiatrici, a eccezione delle grandi strutture dove si praticano più specialità, dovrebbe valere il principio dell’autocertificazione, proprio in virtù del fatto che negli studi odontoiatrici generalmente non vengono svolte attività pericolose per la salute del paziente. Da tempo chiediamo semplificazioni delle norme che regolano la nostra attività, ma anche chiarezza, perché le regole che bloccano l’operatività sono antipatiche e andrebbero cambiate, ma ciò che più infastidisce è l’incertezza e la mancanza di univocità nelle norme sanitarie che, proprio perché interessano la salute dei cittadini, dovrebbero essere uguali per tutti e valide ovunque, senza alcuna eccezione“.

 

 

 

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