DM_il dentista moderno_apnee ostruttive

La Sindrome dell’Apnea Ostruttiva nel Sonno (OSAS) rappresenta un quadro clinico che interessa il sonno e si esprime nella ricorrenza di episodi ostruttivi parziali (ipopnee) o completi (apnee) a carico delle vie aeree superiori.

La diagnosi di OSAS deve soddisfare alcuni precisi criteri ed è ormai multispecialistica. Tra le figure che si occupano di questi pazienti si ritrova ormai costantemente anche l’odontoiatra, dato che tra i fattori di rischio della patologia si annoverano le alterazioni anatomiche e/o funzionali delle prime vie aeree superiori, condivise dagli apparati respiratorio e digerente. In effetti l’albero terapeutico prevede, oltre ai programmi educazionali e comportamentali e al dispositivo a pressione positiva denominato CPAP (Continuous Positive Airway Pressure), le terapie di tipo ortodontico o l’impiego di dispositivi di avanzamento mandibolare (Mandibular Advancement Appliances, MAA). Anche la chirurgia otorinolaringoiatrica o maxillo-facciale è un’opzione e anche in questo caso l’odontoiatra può avere un ruolo in fase pre- e postoperatoria.

Oggigiorno si è acquisita grande consapevolezza a proposito di questo quadro patologico cronico, il quale è riconosciuto tra i principali responsabili dell’eccessiva sonnolenza diurna (Excessive Daytime Sleepiness – EDS), condizione clinica dall’impatto sociale elevatissimo: basti pensare ad essa come un possibile fattore o cofattori di incidenti stradali o in ambito lavorativo.

Appare evidente come questi pazienti, una volta riconosciuti, debbano essere efficacemente e continuativamente trattati. Al contrario, alcuni Autori vedono nella mancata aderenza al trattamento – aspetto questo citato anche nel documento OSAS approvato dal Ministero della Salute italiano – una delle principali problematiche connesse alla sindrome nel medio-lungo termine. Per questo, un gruppo di lavoro turco, in un recentissimo lavoro apparso su Medicina Oral, Patología Oral y Cirugía Bucal (gennaio 2018), ha presentato i risultati di un sondaggio condotto su mediante questionario telefonico su 69 pazienti OSAS trattati con successo tramite MAA (monoblocco o twin-block modificato) almeno 4 anni prima dell’indagine. La maggior parte di essi ha descritto il dispositivo come efficace nel ridurre la sintomatologia (74%), confortevole (58%) e facile da mantenere (88%). Ciò nonostante solo un terzo di essi impiegava regolarmente il dispositivo. Più della metà degli altri aveva abbandonato l’uso regolare già a partire dal primo anno e la durata media di impiego si attestava sui 33 mesi. In ogni caso, l’incapacità di adattarsi al dispositivo è risultata comunque la più frequente causa di perdita di aderenza, seguita da dolore articolare, bocca secca e inefficacia nell’alleviare i sintomi. La Letteratura, in effetti, concorda nell’indicare questi stessi – aggiungendovi paradossalmente la scialorrea – come i più comuni effetti collaterali dell’applicazione del MAA.

Riferimenti Bibliografici

http://www.apneedelsonno.it/doc/11_Osas_Finale_2016.pdf

Oral appliance therapy in obstructive sleep apnea: Long-term adherence and patients’ experiences Banu Saglam-Aydinatay and Tülin Taner

https://www-ncbi-nlm-nih-gov.pros.lib.unimi.it:2050/pmc/articles/PMC5822544/#__ffn_sectitle

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