DM_il dentista moderno_trattamento chirurgico delle tasche parodontali

Le procedure di soft tissue grafting sono normalmente impiegate nell’ambito della riabilitazione implanto-protesica al fine di stabilizzarne i tessuti molli nel medio-lungo termine. Studi stabiliscono come uno spessore minimo di 2 mm di mucosa cheratinizzata perimplantare rappresenti la soglia ottimale dal punto di vista estetico. Ragionando anche in termini biologici, è fuori dubbio che una quota più ampia di tessuti molli e, in particolare, di mucosa cheratinizzata, favorisca il mantenimento dell’igiene perimplantare, assicurando un sostegno in zona marginale, in corrispondenza del collo dell’impianto. Si osserva inoltre un effetto preventivo sulle recessioni. Dall’altra parte, alcuni studi mettono in discussione il fatto che, al contrario, un deficit tissutale esponga necessariamente a complicanze in termini di sopravvivenza implantare. La recentissima revisione sistematica di Thoma e colleghi (Clinical oral implant research) si propone di valutare da un punto di vista clinico gli aspetti biologici legati a queste procedure. La salute dei tessuti perimplantari equivale clinicamente al controllo degli indici di placca e di sanguinamento, alla stabilizzazione dei volumi dei tessuti molli e del margine di cresta ossea. In realtà, gli studi tendono generalmente a concentrarsi sull’estetica e sulle eventuali modificazioni del margine osseo, più che sugli indici infiammatori. Questo ha rappresentato una limitazione all’indagine svolta. Ciò nonostante, le indicazioni cliniche risultano chiare.

Soft tissue grafting: evidenze dalla letteratura

I risultati della systematic review attestano come l’impiego di tessuto a origine autologa al fine di aumentare la quota di gengiva cheratinizzata favorisca una diminuzione significativa del sanguinamento al sondaggio come di qualsiasi altro indice indfiammatorio, così come dell’indice di placca. Le indicazioni più positive riguardanti il sondaggio e il margine osseo crestale sono stati ottenuti nella vestiboloplastica combinata con innesto autologo.

Paradossalmente, le stesse indicazioni non sono fornite da quei protocolli in cui l’innesto connettivale subepiteliale viene impiegato al fine di correggere l’estetica tissutale compensando deficit volumetrici. Fa eccezione il margine crestale, il cui mantenimento è stato stabilito recentemente come effetto biologico parimenti conservato.

In altri termini, lo studio segna una netta divisione tra i trattamenti di soft tissue augmentation di tipo qualitativo e quelli di tipo quantitativo. L’applicazione clinica del concetto interessa fortemente la valutazione anatomica preoperatoria. Perfezionare i tessuti molli carenti per quanto riguarda la quantità di mucosa risulta essere una prima scelta. Qualora si desideri un forte incremento della quota di tessuto cheratinizzato perimplantare, la tecnica raccomandata dagli Autori risulta essere il connective tissue graft. Nelle regioni estetiche, le procedure di connective tissue grafting assicurano una maggiore stabilità ai livelli ossei interprossimali.

Riferimenti bibliografici

Effects of soft tissue augmentation procedures on peri‐implant health or disease: A systematic review and meta‐analysis Daniel S. Thoma Nadja Naenni Elena Figuero Christoph H. F. Hämmerle Frank Schwarz Ronald E. Jung Ignacio Sanz‐Sánchez

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