Home Letteratura Implantologia Accuratezza nell’impronta in implanto-protesi: modello di impianti paralleli e inclinati

Accuratezza nell’impronta in implanto-protesi: modello di impianti paralleli e inclinati

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L’accuratezza dell’impronta rappresenta uno degli elementi fondamentali nel successo di una riabilitazione implanto-protesica. Può essere a sua volta influenzata da diversi aspetti quali tecnica o materiale dell’impronta, numero degli impianti, inclinazione e tipologia di connessione degli stessi. Un interessante esperimento in vitro, condotto da Parameshwari e colleghi e pubblicato recentemente su Journal of Clinical and Experimental Dentistry, ha indagato l’accuratezza relativa a tecniche e materiali su modelli di emimandibola edentula con riabilitazione plurimplantare.
La base di partenza utilizzata è stata un modello in resina acrilica di una mandibola parzialmente edentula, appunto, sulla quale è stato inserito un inserto in acciaio con la funzione di riferimento per la verifica della posizione degli analoghi implantari. Due impianti perfettamente paralleli tra loro e perpendicolari al piano di riferimento orizzontale sono stati inseriti in regione anteriore. Altri due impianti sono stati inseriti posteriormente in posizione inclinata lingualmente di 15 e 25 gradi rispettivamente, simulando una condizione clinica reale che potrebbe essere anche più ampia (dai 5 finanche ai 40 gradi). Per esattezza, sono stati posizionati 4 analoghi da 3.75 mm di diametro per 10 mm di lunghezza dotati di connessioni a esagono interno.
Sono stati allestiti portaimpronte per tre diverse tecniche operative: cucchiaio del commercio in metallo, portaimpronte Individuale chiuso e aperto.

Materiali da impronte in implantologia

I materiali da impronta erano di due tipologie: un silicone per addizione (PVS, nella fattispecie un putty) e un polietere medium body: a questi sono stati fatti corrispondere rispettivamente un gruppo 1 e un gruppo 2. Incrociando ciascun gruppo con un tipo di portaimpronte sono quindi stati definiti 6 sottogruppi tutti differenti. Per ogni sottogruppo la rilevazione dell’impronta è stata ripetuta cinque volte: sono quindi stati colati in totale 30 modelli in gesso. Nell’ottica di attenersi al massimo a una condizione clinica, le misurazioni sono state effettuate a 24 ore di distanza. Lo strumento impiegato (coordinated measuring microscope) è in grado di misurare i 3 assi dello spazio con un accuratezza pari a ± 5 μm, con i dati che venivano poi rielaborati da un processore. L’analisi ha previsto il confronto di ciascun modello in gesso con un riferimento, rappresentato dal modello originale in resina: ottenuti i dati della deviazione in mm si è proceduto con l’analisi statistica.
Come prevedibile, nel gruppo 1 (PVS) le maggiori deviazioni sono state ottenute con l’uso del portaimpronte del commercio. I dati più favorevoli sono risultati essere quelli forniti dalla tecnica open tray con impianti non solidarizzati. Risultati similari ma comunque confrontabili (come si vedrà più avanti) nel gruppo 2. Interessante il risultato dell’analisi statistica (test di Tuckey), che ha determinato come le differenze tra gli estremi siano statisticamente significative per quanto riguarda gli impianti inclinati e non per quelli paralleli. Un altro lavoro (Gallucci 2011) aveva equiparato l’accuratezza della tecnica open non splintata con quella closed tray con portaimpronte individuale, almeno fino ai 10 gradi di angolazione. Considerando invece il materiale, lo studio ha ottenuto indicazioni migliori dal siliconi per addizione in presenza di impianti inclinati, soprattutto nella tecnica a portaimpronte chiuso.

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